Viterbo – Belcolle
Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Qualche giorno fa, per un problema di circolazione, ho dovuto accompagnare mia sorella anziana, al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle, dove ha ricevuto prontamente l’assistenza e le cure necessarie.
Per noi familiari, l’attesa non è mai piacevole e durante tale tempo, che sembra non finire mai, con l’ansia, la preoccupazione, la difficoltà nell’accedere al malato, si fa presto a sentirsi abbandonati.
Tuttavia non è stato così grazie alle tempestive informazioni che le infermiere all’ingresso, preposte proprio ai colloqui con i familiari, si premuravano di fornirci, invero con tatto e gentilezza, tenendoci costantemente aggiornati.
Nonostante questo però, voglio puntualizzare che durante tale attesa, abbiamo assistito ad alcuni episodi spiacevoli, che a detta dei anche degli altri presenti in sala d’attesa, accadono purtroppo alquanto spesso.
Nella fattispecie, abbiamo assistito alle rimostranze di un infermiere, che avendo fatto entrare, senza autorizzazione, all’interno del reparto un suo amico, si lamentava con l’infermiera preposta all’accoglienza, del fatto che, i suoi colleghi, avevano fatto uscire detto conoscente dal reparto stesso.
Questo succedeva perché, come successivamente mia sorella ricoverata mi avrebbe riferito, vi era un paziente sorvegliato che, affetto da disturbi mentali, era impegnato in atteggiamenti non consoni al luogo.
Nel pomeriggio del giorno successivo, siamo tornati in pronto soccorso, quando assistevamo di nuovo a dei problemi.
Una persona infatti, autorizzata a entrare in reparto da un medico per un colloquio personale, successivamente alla conclusione di questo, si rifiutava di tornare in sala di attesa.
Quando poi, grazie all’intervento e agli sforzi dell’infermiera di accoglienza e del vigilante, si riusciva a farlo uscire dal reparto stesso, questi prontamente vi rientrava sotto gli occhi di un agente di polizia presente che, tuttavia, non riteneva opportuno intervenire.
Premesso che, da quanto abbiamo avuto modo di notare, la maggior parte di coloro presenti in sala d’aspetto, pur avendo lo stesso forte desiderio di vedere il proprio caro ricoverato, era rispettosa delle disposizioni e degli accessi consentiti, vorrei segnalare il fastidio, il disappunto, esternato da tutti i presenti, nel vedere tale disparità di trattamento.
Le infermiere poste all’accettazione infatti, a volte, vengono forzate o addirittura “scavalcate” su pressione (invero raramente) di qualche collega, ma senz’altro più spesso da quelle del personale non sanitario, preposto a mansioni completamente differenti.
Rispetto al passato, il pronto soccorso dell’ospedale di Viterbo appare più organizzato, più efficiente, senz’altro più capace a fornire puntali aggiornamenti ed informazioni, spesso anche in tempo reale, sullo stato dei pazienti, riducendo così nel contempo, insieme alla preoccupazione dei familiari, anche le situazioni di attrito e di lamentela.
Tuttavia sarebbe auspicabile, che le regole fossero uguali per tutti, e che tutti, anche il personale non sanitario si impegnassero a rispettarle.
Il caso particolare, oppure l’eccezione alla regola può senz’altro essere accettabile, meno lo è che debba spesso valere la legge del più prepotente.
Valfranco Fontana Lemmi
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