Pierpaolo Pasolini
Viterbo – Ricorre oggi il quarantottesimo anniversario della barbara uccisione di Pier Paolo Pasolini, uno tra i più grandi intellettuali italiani del Novecento che, negli ultimi cinque anni della sua vita, aveva scelto di vivere a Chia, piccola frazione di Soriano nel Cimino, a pochi chilometri da Viterbo. Una morte per lui sopraggiunta improvvisamente nella notte tra l’1 e il 2 novembre 1975.
Non mi stancherò mai di ricordare che Pasolini, tra le altre cose, si era molto impegnato per il riconoscimento dell’allora Libera Università della Tuscia. Lo scrittore nel 1974, quasi un anno prima di morire, aveva rilasciato a Gideon Bachmann un’intervista, sotto la Torre di Chia, che poi è stata pubblicata a pagina 3 del Messaggero di domenica 22 settembre 1974 intitolata: Cara Tuscia. Dal suo nuovo “rifugio” (un castello medioevale nell’Alto Lazio) Pier Paolo Pasolini spiega come una piccola moderna università potrebbe favorire lo sviluppo dell’Alto Lazio salvandone il dolce e ancor quasi intatto paesaggio dagli effetti devastatori di un vorace industrialismo.

Pierpaolo Pasolini
È giusto ricordare, ancora una volta, alcune parti di questa intervista dove traspare tutto il suo amore per la Tuscia.
“È possibile – si chiede lo scrittore nell’intervista – fare qualcosa per impedire che questa zona ancora abbastanza illesa si trasformi in un’altra lurida macchia sulla mappa deprimente dello sviluppo industriale italiano? Si tratta di pensare per la Tuscia, a un modo di sviluppo alternativo. La creazione, per esempio, di una Università per gli stranieri, sull’esempio di Perugia, e di un centro culturale, potrebbe rappresentare l’avvio di uno sviluppo “diverso”, in una provincia che finora è riuscita a salvarsi…”.
Dopo circa mezzo secolo, a livello di vie di comunicazione, soltanto la realizzazione di un tratto della superstrada Orte – Viterbo – Civitavecchia che si è arenata in mezzo alle campagne poco prima di Monteromano. Peggiorata la situazione della ferrovia ex Roma Nord ridotta per metà a metropolitana della capitale, stabile con le sue circa tre ore di percorrenza l’altra ferrovia Viterbo – Roma delle Fs. Sottosviluppati “abbastanza illesi” eravamo ieri e sottosviluppati “abbastanza illesi” siamo ancora oggi.

Pierpaolo Pasolini
“Solo recentemente – continua Pasolini nella sua intervista di 47 anni fa – sono cominciate a spuntare alcune piccole industrie. Ma sono decentrate e spesso sorgono, queste fabbrichette, proprio nei punti più belli della campagna, con effetti paesistici atroci. Suppongo che ora, con la recessione, questo sviluppo si fermerà. Comunque, non sarà mai terribile come nel Mezzogiorno. Per questo mi sto interessando a questa faccenda dell’Università della Tuscia. […] Qui intorno ci sono interi paesi, come Bomarzo e Mugnano, che dovrebbero essere fatti monumenti nazionali. Di posti simili potrei additartene almeno quindici […] Questa regione, che per miracolo si è finora salvata dall’industrializzazione – continua Pasolini rivolto a Gideon Bachmann – questo Alto Lazio con questa Viterbo e i villaggi intorno, dovrebbero essere rispettati proprio nel loro rapporto con la natura. Le cose essenziali, nuove, da costruire, non dovrebbero essere messe addosso al vecchio. Basterebbe un minimo di programmazione. Viterbo è ancora in tempo per fare certe cose. Mugnano, San Martino, la vecchia Chia, si potrebbero salvare […] Quel che va difeso è tutto il patrimonio nella sua interezza.
Tutto, tutto ha un valore: vale un muretto, vale una loggia, vale un tabernacolo, vale un casale agricolo. Ci sono casali stupendi che dovrebbero essere difesi come una chiesa o come un castello. Ma la gente non vuol saperne: hanno perduto il senso della bellezza e dei valori. Tutto è in balìa della speculazione. Ciò di cui abbiamo bisogno è di una svolta culturale, un lento sviluppo di coscienza. […] La grande massa fluttua tra valori perduti e altri valori ipotetici non ancora acquisiti. Il modello che trionfa è lo stile piccolo-borghese. E’ un fenomeno politico sociale che può portare al fascismo. Io oggi non posso essere ottimista. Mi pare che uno che oggi, in questa situazione, riesca ad essere ottimista, non ami veramente la gente. Ottimisti sono coloro che non amano. Soltanto una persona che ama può stare in pena di fronte a un simile cambiamento; chi non ama se ne frega e tende ad essere ottimista per eludere i problemi”.
Silvio Cappelli
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