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Viterbo - In consiglio comunale Alessandra Croci ha il coraggio di raccontare la sua storia di violenze subite: "Dopo 14 anni ho avuto il coraggio di lasciare il mio compagno perché c'è chi mi ha teso una mano" - Lancia il monito: "Prestiamo sempre attenzione pure a parole insignificanti" - VIDEO

“Ero incinta, mio marito ubriaco con un colpo mi ha buttato giù dal letto”

di Giuseppe Ferlicca
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Viterbo – “Ero incinta, mio marito con un colpo mi ha buttato giù dal letto”. E da lì è cominciata una notte da incubo, una delle tante e per tanti anni. La voce è quella di Alessandra Croci. La consigliera comunale, per la Giornata contro la violenza sulle donne, ha portato in consiglio comunale la testimonianza più forte e dolorosa. La sua.


Alessandra Croci

Alessandra Croci


“È arrivato il momento e lo voglio raccontare qui”. Ha iniziato così Croci. Un intervento arrivato fra i tanti dei colleghi che hanno preso la parola, parole che hanno gelato la sala. Perché di violenza sulle donne si parla tristemente ogni giorno, ma ieri quella donna era lì, conosciuta da tutti, è la consigliera che ogni giorni si dà da fare in molte attività. Anche lei, vittima di violenze.

“Era una sera – ricorda Croci, non senza fatica ripensando a quei momenti – ero incinta, a letto dormivo su un lato. A un certo punto il mio ex marito, come sempre è arrivato ed era ubriaco.

Ho sentito solo una gran botta dietro i reni, sono caduta dal letto e allora mi ha preso per i capelli, all’epoca li avevo lunghi. Sono tornata sul letto e ha iniziato. Una notte da incubo, cui ne sono seguite anche altre”.

Dovendo anche ricorrere alle cure mediche. “Quando due volte sono andata in ospedale – continua Croci – ho trovato persone che dicevano: dite tutte che cadete dalle scale. Non sono andate oltre questa parola e quindi io sono tornata a casa”.

Fino a quando, qualcuno è riuscito ad andare oltre. “Una volta – prosegue Croci – ho avuto il coraggio di dire qualcosa in più, solo con le lacrime. Perché davanti a me c’era un medico che mi preso la mano”. Un gesto semplice. È bastato.

“Quello che voglio dire, è capitato a me – dice la consigliera -. Una donna, un’insegnante con due lauree. Eppure, mi faceva sentire che ero niente, nonostante tutto, non ero una brava insegnante, madre e moglie, quando buttava in aria i piatti perché non gli piaceva la cena”.

Dall’incubo, Alessandra Croci è riuscita a uscire. È bastato che qualcuno le tendesse una mano. “A volte occorre essere attenti, avere una parola gentile ed è come se si aprisse un lucchetto. Chiedo a tutti di fare attenzione, verso qualsiasi donna. Anche di fronte a parole che possono non avere significato, guardare oltre, tenderle la mano, stringerla. È molto.

Non dimenticherò mai quanto mi ha dato quel dottore, mi ha dato il coraggio di denunciare e dopo 14 anni, finalmente, avere il coraggio di lasciare mio marito”, ha raccontato la consigliera.

Un appello che Alessandra Croci rinnova: “Un ascolto attento. Siamo presi da troppe cose, ma serve attenzione, andare oltre le parole, per comprendere una richiesta d’aiuto”. Il consiglio comunale, ma chiunque ha ascoltato la testimonianza, si è stretto attorno alla consigliera e il presidente Marco Ciorba ha sospeso i lavori.

Un segno anche di rispetto verso Alessandra Croci e di riconoscenza per il coraggio dimostrato e il valore della sua testimonianza.

Parole pesanti di una donna che dall’incubo è riuscita a venire fuori e che tende quella mano verso le troppe che ancora non ce la fanno.

Giuseppe Ferlicca


Articoli:  Silvia Somigli (Uil scuola): “Alessandra Croci è un esempio per tutte e tutti”


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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24 novembre, 2023

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