Viterbo – Giudizio immediato a gennaio per i due truffatori in trasferta da Napoli che avevano provato a cavarsela con la messa alla prova, proponendo un “risarcimento” di 500 euro per le migliaia di euro di gioielli di famiglia sottratti lo scorso 1 febbraio a una coppia di insegnanti in pensione di Viterbo, terrorizzati col dire che il figlio aveva avuto un incidente ed era trattenuto in caserma a meno che i genitori non avessero pagato una ingente somma di denaro, riuscendo a rasi consegnare dagli anziani, tra preziosi e contanti, 4900 euro.
Bottino di gioielli di famiglia, tra cui regali di nozze e anniversari. Alle vittime sono riusciti a sottrarre un numero impressionanti di preziosi di grande valore affettivo, gioielli di famiglia, legati a ricordi e momenti cari, tra cui alcuni regali di nozze alla coppia,72 anni la moglie e 79 anni il marito. I truffatori, infine, sono riusciti a farsi consegnare dalle vittime, sempre più confuse e terrorizzate, anche quattro orologi, due da uomo e due da donna, regali che si erano scambiati in occasione degli anniversari di matrimonio.
Incastrati da un caffè di troppo in un bar del centro. Imputati due 34enni, incastrati dalla videosorveglianza e traditi da un caffè di troppo, preso in un bar del centro prima di volatilizzarsi col bottino. Sono stati arrestati lo scorso 9 marzo dalla polizia nel capoluogo partenopeo per truffa aggravata e indebito utilizzo e falsificazione di strumenti di pagamento diversi dai contanti. Accolta la richiesta di giudizio immediato, la difesa ha presentato istanza di sospensione del processo per la messa alla prova, cui si è opposto l’avvocato di Parte civile Marco Russo. D’accordo il gip Poli che ha confermato il giudizio immediato per la coppia di truffatori, i quali nel frattempo, in attesa del processo che comincerà fra qualche mese, hanno ottenuto un alleggerimento della misura cautelare e sono attualmente sottoposti al solo obbligo di dimora nel comune di residenza.
Viterbo – Uno dei due arrestati ripreso dalle telecamere del bar
“Effettiva riparazione del danno, la sola restituzione dei preziosi”. L’avvocato Russo ha richiesto in primis la restituzione dei gioielli trafugati, sottolineando “non tanto per il valore economico quanto affettivo”. “La somma offerta appare del tutto irricevibile, non tanto e non solo per la esiguità della stessa –si legge nell’ordinanza del gip Poli – quale condotta integrante l’effettiva riparazione del danno, potrà essere valutata la sola restituzione dei preziosi di famiglia”. E ancora: “Occorre prendere atto del fatto che, nel caso di specie, il profitto del reato è costituito anche da preziosi. Gli imputati, tuttavia, non solo non ne hanno proposto la restituzione alla vittime, ma non hanno nemmeno fornito alcuna indicazione per consentirne un eventuale recupero. Ed invero, delle due l’una. O gli imputati hanno tenuto per sé i preziosi ed allora sono in grado di restituirli ovvero li hanno ceduti e, dunque, possono fornire indicazioni per consentire alle persone offese di tentare di recuperarli”. L’avvocato di parte civile, al termine dell’udienza, ha nel frattempo accettato “a titolo di acconto sul maggior importo dovuto per il risarcimento del danno il vaglia postale depositato dal difensore degli imputati”.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
