Roma -“Patrimonio del cuore patrimonio dell’umanità”. Dieci anni fa il riconoscimento Unesco alla Rete delle feste delle grandi Macchine a spalla italiane, di cui Viterbo fa parte con il trasporto della Macchina di Santa Rosa, insieme a Palmi, Nola e Sassari e oggi al Senato, Patrizia Nardi, responsabile tecnico scientifico del progetto, ha ripercorso con tutti i protagonisti un viaggio lungo, difficile ma entusiasmante e sopratutto, tracciato quello che dovrà essere il futuro della rete.
In sala tutti i protagonisti, dai Facchini di Santa Rosa agli amministratori, non solo di Viterbo ma di tutta la rete. Al tavolo si sono succeduti chi ha avuto la possibilità di dare un contributo dal ruolo che ricoprivano all’epoca o che ricoprono oggi.
Partendo anche da questioni tecniche, ma che rischiano d’incidere sulla natura stessa di manifestazioni come il trasporto.
“Abbiamo dovuto adattare la festa – spiega la sindaca Chiara Frontini – a norme ed è stata una sfida tecnica impegnativa negli ultimi due anni. Ne abbiamo parlato con Mauro Rotelli, della necessità di un intervento a carattere legislativo per salvaguardare feste come le nostre da una serie d’adempimenti che ci fanno stare con la camicia stretta, rispetto alla voglia di vivere le nostre feste”. Mentre per il domani: “Spingere sulla internazionalizzazione”.
Senato – 10 anni riconoscimento Unesco Grandi macchine a spalla – Nardi e Frontini
Massimo Mecarini, presidente del Sodalizio, ha ringraziato Patrizia Nardi per la tenacia che avuto nel portare avanti il progetto: “Ho avuto fortuna di vivere tutto il percorso – ricorda Mecarini – fino a Baku. C’è voluto tanto lavoro.
Abbiamo tutti ceduto un un po’ di sovranità per portare le nostre feste nel mondo, dare al mondo la nostra esperienza e le nostre bellezze.
Senato – 10 anni riconoscimento Unesco Grandi macchine a spalla – A sinistra Massimo Mecarini
Non dobbiamo essere gelosi di quello che facciamo, ma comunicare al mondo quando siano belle le nostre manifestazioni”. Che hanno attraversato momenti difficili, come la pandemia: “C’è voluta tutta la nostra forza per ripartire, ma sapevamo che nulla sarebbe finito ci saremmo rialzati più forti di prima”.
Senato – 10 anni riconoscimento Unesco Grandi macchine a spalla
Mauro Rotelli ha parlato di quanto gli eventi atmosferici e i cambiamenti climatici intervengano su queste manifestazioni: “Le possono mettere a rischio – spiega Rotelli – perché sono animate da persone.
Senato – 10 anni riconoscimento Unesco Grandi macchine a spalla – Mazzoli, Rotelli e Pappalardo
Basta pensare ai due anni di pandemia in cui è stato cancellato tutto, si sono persi rapporti. Perché capita che ci si ritrovi, magari proprio in queste occasioni, un appuntamento per molti, che non c’è stato e i rapporti si sono persi”.
Alessandro Mazzoli è tornato indietro, all’approvazione della legge, di cui è stato primo firmatario da deputato, che ha consentito di fa acquisire valore anche ai patrimoni immateriali.
Senato – 10 anni riconoscimento Unesco Grandi macchine a spalla – Nardi e Mazzoli
“Prima non erano previsti interventi concreti – ricorda Mazzoli – nel 2017 ad aprile è entrata in vigore, un percorso partito nel 2015. Nello stesso periodo arrivò a un’altra proposta di Forza Italia, poi unificata. La legge fu votata all’unanimità alla camera e al senato, senza nemmeno bisogno di discutere, avendo ottenuto consenso unanime nelle commissioni”.
Giulio Marini era sindaco quando tutto è partito. “Non è stato facile – ammette Marini – siamo nati con la Macchina di santa Rosa. Il destino a voluto che si potesse intraprendere un percorso, in una comunità forte e importante”.
Senato – 10 anni riconoscimento Unesco Grandi macchine a spalla – Marini
Per Alessandro Pappalardo (Enit), il turismo gode d’ottima salute e oggi chi si sposta cerca non solo le città d’arte, ma pure i borghi, le aree interne: “E chi si sposta – spiega Pappalardo – cerca cosa si celebra e in quale periodo in quella città. Una grande attenzione alle manifestazioni”.
Giuseppe Ferlicca
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