Viterbo – È la storia di uomini e cani soli, lontani dalle famiglie e dagli affetti. I primi, detenuti nel carcere viterbese di Mammagialla. I secondi, abbandonati da chi doveva dargli amore. E nelle rispettive solitudini si sono trovati, prendendosi cura gli uni degli altri per rientrare un giorno nella società. Chissà, magari insieme.
Si potrebbe riassumere così, in poche parole, il progetto inclusivo di recupero dell’emotività “Qua la zampa” realizzato dalla sezione provinciale di Viterbo dell’Ente nazionale protezione animali (Enpa) in collaborazione con la casa circondariale di Mammagialla. Ma in realtà è molto di più. Si è trattato infatti di un vero e proprio percorso affettivo per tornare a dare valore a una carezza, per tornare a ricevere il calore di un piccolo gesto di attenzione. Emozioni quasi scontate per chi vive fuori, emozioni da reimparare per chi vive dietro le sbarre. Che siano quelle di un carcere, o i box di un canile.
Viterbo – Presentazione dei risultati del progetto “Qua la zampa”
I risultato del progetto, pilota a livello nazionale e finanziato dalla regione Lazio, sono stati presentati ieri pomeriggio dai volontari dell’Enpa durante un incontro alla sala del Cunicchio della camera di commercio di Viterbo. Presenti tutti coloro che l’hanno reso possibile tra istruttori cinofili, veterinari, educatori e volontari. “È stato un percorso emozionante e importante sia per il benessere dei cani, che provenivano da situazioni di difficoltà, che per i detenuti con cui abbiamo colloquiato – ha commentato Mauro Chiarle, presidente della sezione provinciale viterbese di Enpa -. La speranza è quella di proseguire anche in futuro su questa linea, che ha dato risultati notevoli”.
Viterbo – Mauro Chiarle
Il progetto, al quale hanno partecipato su base volontaria una decina di reclusi, è durato circa dieci mesi e si è strutturato in venti incontri teorici e pratici che si sono tenuti all’interno dell’istituto penitenziario. Le prime lezioni con cani già addestrati per permettere ai detenuti di apprendere meglio e in tranquillità i rudimenti della cinofilia, dall’approccio con gli animali agli interventi di primo soccorso. Poi sono intervenuti i cani abbandonati che vivono in rifugi e canili dell’Enpa.
Obiettivo a breve termine del progetto “Qua la zampa” è stato quello di fornire benessere psicofisico sia ai detenuti che ai cani, con iniziative mirate al recupero dell’emotività e delle capacità sociali e comportamentali. Quello a lungo raggio, invece, è stato di favorire il reinserimento dei detenuti all’interno della società, fornendo loro gli strumenti per cercare un lavoro nel settore della cinofilia o semplicemente per stimolare l’interesse verso la pratica del volontariato. Al termine degli incontri, infatti, i partecipanti al progetto hanno compilato delle schede tecniche di valutazione dei vari cani coinvolti per favorirne l’adozione.
Viterbo – Foto del progetto “Qua la zampa” con un detenuto e il cane
“Le storie dei detenuti sono sempre state lasciate fuori la parta – ha raccontato la veterinaria Silvia Boni, che ha preso parte al progetto -. Per i partecipanti le lezioni erano dunque momenti di distensione. È stato un ritorno alla loro storia affettiva. C’era infatti una forte implicazione emotiva quando entravano in contatto con i cani perché per noi una carezza è qualcosa di normale, ma è un gesto che i reclusi hanno perso. Entrambi, sia i detenuti che i cani, hanno mostrato una grande genuinità nel donare affetto senza pregiudizi”.
La prima edizione del progetto si è conclusa con successo. Il prossimo passo, almeno nelle intenzioni di Enpa-Viterbo e della stessa casa circondariale di Mammagialla, è quello di realizzare un piccolo canile permanente all’interno del carcere per dare la possibilità ai cani di vivere una vita diversa all’insegna delle cure e dell’affetto, e ai detenuti di non perdere contatto con le emozioni. Ma a beneficiarvi, alla fine, sarebbe l’intera comunità. Come ha spiegato Alessandro Licci, volontario Enpa, “le statistiche ci dicono che il tasso di recidività dei detenuti, ovvero di coloro che tornano a delinquere e finiscono nuovamente in carcere, è di gran lunga più basso in chi partecipa a questi progetti con i cani. Da una parte si migliorano quindi le vite di chi ha un passato in carcere, dall’altra si rende più sicura l’intera società”.
Viterbo – Foto del progetto “Qua la zampa” con un detenuto e il cane
A chiudere l’incontro, la lettura del messaggio degli stessi detenuti che hanno partecipato al progetto. “Scusate per il ritardo – scrivono dal carcere -, ma non è mai troppo tardi per ringraziarvi per quello che avete fatto per noi. Ci avete portato benessere, conoscenza e simpatia. Siete delle belle persone, voi e i vostri amorevoli cani”. Che ‘Qua la zampa’ sia stato emotivamente forte anche per i volontari Enpa che vi hanno preso parte, lo hanno dimostrato la voce rotta dall’emozione e gli occhi velati dalle lacrime del presidente Mauro Chiarle al momento della lettura di questo messaggio.
Il progetto ora è concluso, piccolo grande passo nel percorso rieducativo dei detenuti e dei cani. A rivederci fuori, verrebbe da dire.
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