Viterbo – “Il selfie come linguaggio contemporaneo per la narrazione del sé e come esempio dell’evoluzione tecnologica”. L’inviato di Striscia la notizia all’università degli studi della Tuscia (Unitus) per raccontare agli studenti del Disucom il suo progetto di autoscatto OnePhotoOneDay. Un format che lo vede raccontare la propria vita, con la pubblicazione di un selfie quotidiano, senza interruzioni, dal 2010 ad oggi.
Luca Abete
“Il selfie è un linguaggio contemporaneo di narrazione del sé – ha detto Abete – e rappresenta un esempio delle rilevanti evoluzione tecnologiche. Dall’autoscatto della macchina fotografica all’utilizzo degli smartphone che stanno investendo il mondo della comunicazione”.
L’incontro oggi pomeriggio in aula magna nella sede in Santa Maria in Gradi. Un’occasione per confrontarsi dal vivo con un personaggio televisivo. Nel suo intervento ha parlato del suo percorso fotografico iniziato 13 anni fa e di come gli strumenti, i linguaggi e i pubblici siano cambiati durante gli anni.
A coordinare l’incontro il docente Michele Zizza. Con loro il direttore del Disucom Giovanni Fiorentino.
Michele Zizza, Luca Abete e Giovanni Fiorentino
“Dal 2010 ad oggi – ha spiegato Abete – sono cambiate tante cose dal punto di vista della fotografia digitale. Dal primo dicembre 2010 ho pensato di farmi una foto e raccontare la mia giornata, la mia vita, quello che sono veramente. Numerando le fotografie e mettendole online, inizialmente su Flickr. Una fotografia tutti i giorni. Ed è così che è nato questo progetto”.
“Un progetto – ha proseguito il giornalista – per fare anche un’analisi su come i tempi sono cambiati. Ho iniziato con una compattina. E ai tempi uno che si faceva la foto da solo era uno sfigato. Poi le compattine si sono evolute. Dopo sono arrivati i cellulari con pochi pixel. Infine gli smartphone. Anche la connessione era un problema. La scheda andava scaricata sul computer e si doveva mettere online. Aspetti che oggi si danno per scontato”.
Luca Abete
“Il cambiamento della tecnologia, del significato stesso della fotografia, del modo di viverla, condividerla e utilizzarla – ha concluso infine Abete – può essere utile ad analizzare il percorso fatto finora da ognuno di noi e intravedere gli sviluppi di un modo di comunicare sempre più vicino alle nostre abitudini”.
Daniele Camilli
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