Viterbo – “Publio Muratore, raccontiamo un pezzo della nostra storia”. L’assessore alla Cultura Alfonso Antoniozzi. Oggi pomeriggio il vernissage della mostra dedicata all’artista viterbese Publio Muratore in corso al ridotto del teatro dell’Unione fino al 6 gennaio.
Maria Teresa Muratore, Alfonso Antoniozzi e Vincenzo Publio Mongiardo
“È importante ricordare Muratore – ha detto Antoniozzi – sentendoci orgogliosi di avere o di avere avuto dentro e intorno a noi persone del nostro territorio che hanno fatto arte e hanno pensato di regalarla ai viterbesi e a chiunque voglia vedere delle opere”.
“In ogni dipinto, scultura, pezzo di musica o di teatro – ha poi aggiunto Antoniozzi – l’artista si mette sempre a nudo e racconta senza paura il suo punto di vista sul mondo”.
Assieme ad Antoniozzi anche l’organizzatrice e il curatore della mostra, rispettivamente Maria Teresa Muratore e Vincenzo Publio Mongiardo.
Viterbo – Teatro dell’Unione – La mostra di Publio Muratore
Nato nel 1918, Publio Muratore si diploma in scenografia e decorazione murale nel 1948 all’Accademia di Roma e all’Accademia di belle arti di Perugia. L’inizio della sua carriera si divide tra la scenografia a Roma, con il teatro dell’Opera e Cinecittà, e i primi affreschi in chiese del Lazio, Capranica e Ronciglione, oltre alla volta del teatro di Amelia.
Nel 1951 inizia la carriera dell’insegnamento di disegno e storia dell’arte. L’artista muratore può essere considerato una figura poliedrica, figlia delle antiche botteghe d’arte. La su produzione si concretizza in una molteplicità di medici, che spaziano dal disegno alla pittura, dalla scultura alla ceramica. Ben presto però la pittura diventa il suo modo espressivo principale, dagli affreschi alle tele, protagoniste fin dalla sua prima mostra nel 1948 a Ronciglione. Dal 1960 inizia ad esporre all’estero nell’ambito di personali e collettive, ricevendo numerosi premi.
Viterbo – Teatro dell’Unione – La mostra di Publio Muratore
La pittura lo accompagnerà sempre. L’olio a spatola diventerà la sua cifra principale, con una produzione vastissima e uno stile peculiare, figurativo ma tendente all’astrazione, con quel rilievo che nasce dalla spatola e che sembra creare una spazialità che emerge dal supporto invitando lo spettatore ad entrare nella scena.
Daniele Camilli
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