Viterbo – (ma.ma) – “Un pugno in pieno volto, ho rischiato sia la vita che la vista”. A raccontare l’aggressione è il 76enne che giovedì 23 novembre è stato trovato privo di sensi di fronte alla scuola Canevari. Stava aspettando in macchina per vedere i sui nipoti uscire da scuola. Chino a guardare il telefono. Poi il nulla. Nessun ricordo per il 76enne che ha ripreso coscienza solo in ospedale. Ma qualcuno ha riferito di aver visto un’aggressione.
“Io ero in macchina di fronte alla scuola – racconta l’uomo -. Stavo aspettando i miei nipoti per fargli un saluto. Non dovevo andare a prenderli, ma volevo solo vederli per un saluto. Stavo guardando il telefonino e a un certo punto non ricordo più nulla. Mi hanno riferito che tutto è successo poco prima delle 16. Mi hanno ritrovato svenuto all’interno della macchina. Alcuni passanti hanno pensato a un malore e hanno chiamato il 118. Mi hanno detto che con il busto ero spostato verso il sedile del passeggero. Da quanto so, gli operatori hanno faticato a tirarmi fuori dalla macchina perché avevo le gambe incastrate sotto il sedile”.
I ricordi dell’uomo solo una volta giunto in ospedale. “Mi sono risvegliato al pronto soccorso – prosegue -. Alcune persone mi hanno contattato successivamente, riferendomi di avermi trovato privo di sensi. Hanno pensato a un malore. Alcuni testimoni però hanno riferito di aver visto un’aggressione. Qualcuno che mi ha sferrato un pugno in pieno in volto”.
“Ho subito un’aggressione vigliacca – aggiunge -. Per quanto riguarda i danni fisici passeranno però sono ferito nel morale. Questa aggressione mi ha distrutto perché non riesco a capire la motivazione. Ho rischiato sia la vista che la vita perché potevo benissimo lesionarmi il nervo ottico. Tanti mi dicono che ora è passata. Ma per me non è così”.
“L’unica cosa che mi fa piacere è che sto ricevendo tanti messaggi di solidarietà – afferma il 76enne -. In tanti si informano sulle mie condizioni e cercano di farmi coraggio”.
In corso le indagini della polizia per chiarire quanto accaduto. E nel frattempo il 76enne ha anche appeso dei cartelli in città. Una sorta di appello per fare luce su quel pomeriggio. “Volevo solo sensibilizzare quanti potessero aver visto qualcosa. Mi farebbe piacere solo capire cosa è accaduto”, spiega la vittima dell’aggressione.
“A 76 mai mi sarei aspettato un’aggressione del genere – conclude -. Vorrei soltanto elogiare il 118, il pronto soccorso di Viterbo, la Croce Rossa. E il mio ringraziamento va anche alla questura, dove ho trovato professionalità, umanità e delicatezza”.
Maurizia Marcoaldi
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