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Cronaca - A Repubblica ha raccontato il suo piano B - Sicurezza economica, carriera e ottimo lavoro lasciati alle spalle ma lei afferma: "Sto facendo la cosa giusta"

Il coraggio di Maria Chiara, mollare tutto per tornare a Viterbo

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Viterbo – Aveva tutto ma le mancava tutto, così Maria Chiara Giovanelli ha messo in atto il suo piano B. Raccontato da Repubblica, nella rubrica settimanale dedicata a chi decide, con coraggio di lasciare alle spalle vita, certezze, per ricominciare.


Maria Chiara Giovanelli

Maria Chiara Giovanelli


È il caso di Maria Chiara, 35enne di Viterbo. “Passavo le giornate davanti al pc – ha raccontato a Repubblica – non era la mia vita. Ho lasciato il lavoro a Milano e sono tornata nella mia terra”.

Alla Bocconi già a 18 anni, una laurea in Giurisprudenza e poi un lavoro in un’agenzia prestigiosa. Ottimo stipendio, contratto a tempo indeterminato e una carriera che si prospettava brillante.

Una vita e uno stile di vita da far invidia a molti. Ma non era la sua. “Lavoravo per un’azienda strepitosa – racconta Maria Chiara – il mio capo era il miglior consulente legale del mondo. Ero estasiata, innamorata della loro intelligenza. Abitavo in una splendida casa dei primi del ‘900 in Porta Vittoria che si affacciava su un parco”.

Solo che non si sentiva parte di quel mondo. Poi all’improvviso la pandemia, che ha dato il tempo di guardarsi dentro e capire cosa davvero si vuole dalla vita. E farsi domande. Se tutto il suo tempo poteva essere dedicato al lavoro, che pure amava.

“Non ero infelice, ma sentivo che quello non era il mio posto e volevo fare qualcosa per la mia terra, dove sono le mie radici”. Da qui, un anno fa la decisione. Molla tutto e si licenzia, seppure, come lei spiega, non sia ricca di famiglia. Quindi senza paracadute.

Lascia Milano e si trasferisce a Roma. I ritmi però sono gli stessi, ha solo cambiato città. È a Viterbo che vuole tornare, prova a trovare un impiego, fino a quando non vince una borsa di studio all’Università di Viterbo in Economia, Management e Metodi Quantitativi. Un progetto di ricerca legato alla candidatura a Capitale Europea della Cultura 2033.

Oggi guadagna un terzo rispetto a prima e il suo è un piccolo appartamento ma si sente a casa: “Si sta bene anche con poco. Non mi serve la borsa firmata, mi basta andare a fare una passeggiata nella mia natura. E so che qualunque problema potrò risolverlo perché sono nel posto giusto”.

Anche per il suo futuro lavorativo, la borsa di studio ha una durata di 3 anni. “Vedremo, io so solo che sto facendo la cosa giusta”. Perché alla fine: “Non esiste una scelta giusta o sbagliata, esiste ciò che ci rende felici, e ci permette di realizzare il nostro destino”.


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9 gennaio, 2024

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