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Carbognano - L'attore ritorna al teatro dei Cimini con uno spettacolo unico e originale scritto da Edoardo Erba, riadattando per la scena il libro di Paola Guagliumi "L'arte spiegata ai truzzi"

L’arte e la bellezza al teatro Bianconi con i “Guanti bianchi” portati in scena da Paolo Triestino

di Silvio Cappelli
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Carbognano - Il teatro Bianconi

Carbognano – Il teatro Bianconi


Carbognano – La stagione del teatro Bianconi, dopo la pausa natalizia, propone domenica 14 gennaio alle 17, uno spettacolo unico nel suo genere, assolutamente originale che dal suo debutto a Roma 2 anni fa, grazie ad un continuo passaparola, ha fatto registrare una interminabile sequenza di sold out soprattutto nel pubblico giovanile.

La storia dell’arte sovente è stata digerita male dagli studenti, forse anche a causa di una modalità di racconto troppo formale che ha finito, per allontanarli dalla bellezza dell’opera. È tutto qui il nucleo da cui parte un libro davvero ben scritto di Paola Guagliumi “L’arte spiegata ai truzzi”, da cui prende poi le mosse lo spettacolo “Guanti Bianchi”, riadattato per la scena proprio a partire da questo testo da uno dei più importanti commediografi italiani: Edoardo Erba. Nel gergo giovanile pèer “truzzo” si intende un individuo rozzo che si veste in modo appariscente, frequenta abitualmente le discoteche e ostenta atteggiamenti di vanità e autocompiacimento.

Sulla scena ritorna uno dei più acclamati attori del panorama nazionale, amatissimo dal pubblico viterbese. Si tratta del bravissimo Paolo Triestino che ne cura anche la regia.

È la storia di Antonio, colleferrino doc, di professione “movimentatore”, appunto di opere d’arte. Sì perché l’arte mica “se sposta”, “se movimenta”. Antonio ha passato la vita a trasportare opere d’arte. È un uomo semplice, ingenuo, involontariamente divertente, che ci parla del suo paese, nato intorno ad una fabbrica di esplosivi, della sua famiglia di cassamortari, e del suo incontro con lo zio Cesare, un movimentatore di opere d’arte che sarà decisivo nella sua vita perché fin da giovanissimo lo introduce  nel mondo dei “guanti bianchi”, i lavoratori che si occupano di trasportare in giro per il mondo le opere più preziose e “pesanti”. 

Raccontando come le ha trasportate, Antonio, con la sua striminzita terza media, ci fa capire le opere d’arte con incredibile profondità, perché in tutta la vita ha avuto tempo di guardarsele e riguardarsele, e di capirle meglio dei professori. Con un linguaggio rozzo ma intelligente, commenta le immagini dei capolavori che vediamo proiettate. La sua spregiudicatezza e la sua comicità coinvolgono il pubblico, tutto il pubblico, anche quello più restio. Raccontando del suo mestiere, con un linguaggio rozzo, comico, ma intelligente, Antonio mostra al pubblico le opere che più lo hanno colpito e le racconta, come farebbe “un truzzo”. Ma il suo non è affatto un racconto improvvisato o pressappochista, anzi è profondo, sentito, divertente e soprattutto attualissimo. Fa parlare papi, pittori, scultori come se fossero vecchi amici e ci restituisce molto più di una semplice e sterile lezione di storia dell’arte.

Ma perché Antonio ha organizzato la serata? Perché sta dando tutto se stesso su un palco per farci amare l’arte? Ce lo spiega, con molta semplicità e senza retorica in un finale intenso e commovente che non è opportuno anticipare per non togliere allo spettatore l’emozione di scoprirlo e di cui possiamo svelare solo il messaggio: per rimanere umani, abbiamo bisogno di riscoprire cos’è la bellezza.

“Guanti Bianchi” è una guida semplice e sorprendente all’arte antica e contemporanea, un viaggio appassionante e comico insieme. La scena è popolata solo dalle casse da imballo delle opere d’arte, che però nella loro segretezza di custodi silenziose, riescono ad arrivare con grande impatto anche visivo, naturalmente accompagnate dalle belle elaborazioni grafiche di Valeriano Spirito, dalle luci di Giuseppe Magagnini e dalle intense musiche di Natalia Paviolo.

Un’ora di spettacolo puro, senza mai cedere il fianco alla macchietta, dove viene esaltata la narrativa più efficace delle piccole storie che incontrano le grandi, grazie al genio di Erba e alla maestria recitativa di Triestino, l’interprete ideale per dare comicità, spessore e umanità a un personaggio indimenticabile.

Silvio Cappelli


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11 gennaio, 2024

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