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Viterbo - Così in una intervista l'uomo delle stelle viterbese - A 59 anni, è oggi responsabile dell'ufficio di Washington dell'Asi e "addetto spaziale" dell'ambasciata italiana

L’astronauta Roberto Vittori: “Le caverne della Luna sono un’opportunità per gli insediamenti umani”

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Roberto Vittori

Roberto Vittori


Viterbo – (sil.co.) – L’astronauta viterbese Roberto Vittori vede nella Luna una opportunità per il futuro: “Attività umane di lungo periodo sarebbero possibili attraverso insediamenti all’interno delle caverne del satellite terrestre”. 

Torna a far parlare di sé l’uomo delle stelle “made in Tuscia”, 59 anni compiuti lo scorso 15 ottobre, nato a Viterbo e cresciuto a Bomarzo prima di prendere letteralmente “il volo” per altri ben più lontani lidi, ma sempre legatissimo alla sua “terra” d’origine. 

Nelle ultime settimane ha preso parte, come fa spesso, a una serie di eventi in Italia, tra i quali una conferenza dal titolo “L’uomo che è stato tre volte nello spazio”, organizzata nell’ambito delle iniziative per la mostra “Macchine del tempo”, in corso presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma, dedicata al racconto dell’ingegno astronomico italiano da Galileo ai giorni nostri.

Generale di brigata dell’aeronautica militare, oggi è responsabile dell’ufficio di Washington dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) e ricopre il ruolo di “space attaché” presso l’ambasciata italiana.

Non aveva ancora compiuto 34 anni quando, nell’estate del 1998, fu selezionato dall’Asi e trasferito al Johnson Space Center della Nasa, a Houston, dove avrebbe completato la preparazione come “specialista di missione”.

La prima missione nello spazio è dal 25 aprile al 5 maggio 2002, quando Vittori ha preso parte alla missione taxi-flight “Marco Polo” diventando il primo astronauta italiano a partire dalla base di lancio russa di Baikonur alla volta della stazione spaziale internazionale Iss. Dal 15 al 25 aprile 2005 è stata la volta della missione “Eneide”, ancora sulla Iss, in qualità di ingegnere di volo sia per l’andata che per il rientro a terra. Dal 16 maggio al primo maggio 2011 ha partecipato all’ultima missione dello Space Shuttle Endeavour, il cui principale obiettivo fu l’installazione sulla stazione spaziale dell’Ams-02, lo spettrometro alfa magnetico per la rilevazione dei raggi cosmici e per esaminare le fondamenta della “materia oscura” e l’origine dell’universo.

Vittori non ritiene che esistano le condizioni per arrivare a breve tempo su Marte. “L’opportunità  – ha spiegato in un’intervista all’Agi – è la Luna, è la superficie lunare, le caverne lunari per gli insediamenti umani perché sulla Luna ovviamente non hai l’atmosfera e il campo magnetico è debole, quindi sei bombardato dalle radiazioni”.

“Attività umane di lungo periodo sarebbero quindi possibili all’interno delle caverne. Ciò che farebbe la differenza è l’estrazione delle risorse extratmosferiche, l’unico modo sostenibile per assicurare la crescita dell’economia globale salvaguardando l’ecosistema terrestre. Per il resto, mi dispiace, ma nel 2030 non penso che vedremo qualcuno atterrare su Marte”, la conclusione.

Ha quindi commentato, dal suo punto di vista, i rapporti tra americani e russi: “Non esistono a parte la stazione, ci sono ancora oggi astronauti russi a bordo che stanno con gli americani, americani che vanno con la Soyuz russa e russi che vanno con vettori americani. La parola Soyuz in russo significa proprio unione e l’Iss sta riuscendo a sopravvivere come momento di unione e indipendentemente da tutte le condizioni al contorno”.

“Secondo me l’Iss può continuare tranquillamente ad andare avanti anche oltre il 2030, magari si potrebbe sganciare e dismettere i moduli più vecchi e montarne di nuovi – ha detto  – le altre due ipotesi sono darla in gestione ai privati e deorbitarla, facendola distruggere. Non sarebbe solo un peccato ma ci sarebbe anche un’enorme quantità di materiale che finirebbe in fondo all’oceano. Quindi auspico che ci sia un modo per riciclarla in altri schemi e in altre modalità”.


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7 gennaio, 2024

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