Viterbo – “2023 anno difficile e costoso, con l’inflazione alle stelle la gente ha ridotto i consumi e tende a spendere meno”. La segretaria territoriale della Cna di Viterbo e Civitavecchia, Luigia Melaragni, tira le somme degli ultimi mesi e guarda al futuro: “Serve passo avanti deciso per le infrastrutture, unica via per far uscire il nostro territorio dall’isolamento”.
Luigia Melaragni
Guardandosi indietro, che anno è stato il 2023?
“Un anno sicuramente non facile, dal punto di vista delle imprese. Come Cna abbiamo cercato di sostenerle al nostro meglio, mettendo in campo tutte le nostre energie. E di questo siamo soddisfatti, il bilancio è positivo. Possiamo far parlare qualche numero: nel 2023 abbiamo garantito l’accesso a bandi e finanziamenti a 110 imprese, consulenza fiscale e tributaria a ben 960, consulenza del lavoro a 310. Sulla formazione, con Cna Sostenibile sono stati organizzati 156 corsi cui hanno partecipato poco meno di 2 mila persone. Sull’ambiente sono state assistite 923 aziende ed evase 687 pratiche, sull’igiene degli alimenti rispettivamente 150 aziende e altrettante pratiche. Un altro paio di dati: i 730 elaborati sono stati molti più di 3 mila e tra i pensionati abbiamo superato quota 3.500 associati. Sono tutte azioni rivolte alle imprese, ma in molti casi anche alle persone. Ecco, sotto questo punto di vista il bilancio è più che positivo”.
Un solo aggettivo per descriverlo.
“Costoso. Per via di tutti i rincari”.
Qual è stato il settore che negli ultimi 12 mesi ha raggiunto i migliori risultati e quale invece ha registrato una sofferenza maggiore?
“L’edilizia quest’anno ha continuato a lavorare anche grazie ai vari bonus, al netto di quelle che hanno ancora i crediti bloccati. Meno bene è andata in generale per quanto riguarda la vendita dei beni non di prima necessità: con l’inflazione alle stelle la gente ha ridotto i consumi, si tende a spendere meno. C’è da tenere conto che abbiamo tutti a che fare con l’aumento dei costi energetici e delle materie prime, quindi la riduzione dei consumi delle famiglie ha colpito un po’ in maniera trasversale”.
Qual è la fotografia e il conseguente stato di salute delle piccole e medie imprese viterbesi?
“La situazione è difficile per tutti, ma si stringono i denti e si cerca di andare avanti. La foto della situazione è in chiaroscuro”.
Quante hanno chiuso e quante hanno aperto nell’ultimo anno? Il saldo è quindi positivo o negativo?
“Nella Tuscia gli ultimi dati disponibili, aggiornati al 30 settembre scorso, parlano di 37.080 imprese registrate e 32.629 attive. L’andamento fino al 30 settembre è di 1.349 nuove attività, a fronte di 1.221 che hanno abbassato la saracinesca. Il saldo complessivo è positivo, finora, di 128. Riallacciandomi alla precedente domanda, possiamo vedere che l’andamento è abbastanza altalenante. Nei tre trimestri, le imprese nate e cessate sono state rispettivamente 580 e 645, con il primo chiuso quindi in negativo di 65, poi 453 e 290 (+163). Il terzo trimestre parla di 316 iscrizioni nel registro delle imprese e di 286 cessazioni, con un saldo positivo di 30 e un tasso di crescita trimestrale dello 0,08 per cento”.
Per le festività natalizie è stato stimato un giro d’affari a livello nazionale per circa 25 miliardi di euro. Che Natale è stato per le imprese della Tuscia?
“Il periodo delle feste incide più che altro sugli acquisti per i regali, quindi parliamo dei settori dell’agroalimentare e dell’artigianato artistico. In entrambi i casi qui c’è sempre una ciambella di salvataggio importante, che è quella della qualità, che va a braccetto con la creatività e la passione che i nostri artigiani mettono nel loro lavoro”.
Superbonus. In linea con la Confartigianato ne era stata chiesta al governo la proroga. Prima volano dell’economia, ha rivelato poi alcune carenze, tra tutte quella burocratica. Cosa succederà ora che il governo non ne ha disposto la proroga? Quali conseguenze ci saranno per la provincia e il settore edilizio?
“Il Superbonus ha rappresentato una enorme boccata di ossigeno in un momento difficilissimo come è stato quello della pandemia, dove tutto era fermo e si è rischiato il collasso. Non è stato un volano solo per il settore delle costruzioni, ma anche di tutto ciò che vi ruota intorno. La proroga sui lavori già avviati purtroppo non c’è stata e questo, lo abbiamo detto, mette a rischio 25mila imprese e a cascata una moltitudine di famiglie, che dovranno far fronte a situazioni e pagamenti non previsti. Questo succede ovviamente anche nella Tuscia, le conseguenze saranno pesanti anche qui perché vale lo stesso principio”.
Nucleare nella Tuscia. Il 2023 si è chiuso con la pubblicazione da parte del governo della Cnai, la carta delle aree idonee alla realizzazione di un deposito nazionale di rifiuti nucleari. Su 51 totali, 21 insistono proprio nella nostra provincia. Cosa significherebbe la nascita di un impianto nella Tuscia? Conseguenze per la nostra economia? Quali azioni avete intenzione di mettere in atto?
“Come Cna abbiamo sostenuto fin dal primo minuto il fronte del no, schierandoci dalla parte dei sindaci. Il punto è che la Tuscia ne risentirebbe anche come immagine, penso a un turista che deve scegliere la meta: se oggi il flusso dei visitatori è in crescita, siamo sicuri che il trend resterebbe positivo? Noi continueremo a fare da pungolo per salvaguardare questo aspetto e il nostro patrimonio ambientale e paesaggistico”.
Cosa si augura per l’anno alle porte? Quali sono gli obiettivi da raggiungere nel 2024?
“Per prima cosa la fine delle guerre. Ovviamente per una questione di pacifica convivenza e perché la violenza porta sempre altra violenza, ma anche per i riflessi negativi che queste stanno avendo sulla vita delle famiglie. Spero inoltre sempre in un passo avanti deciso sul fronte delle infrastrutture, unica via per far uscire il nostro territorio dall’isolamento”.
Barbara Bianchi
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