Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – La transessualità ha sempre avuto una ammaliante carica ambivalente tra i vari popoli e nelle disparate epoche del mondo. Certo per quel che riguarda la realtà provinciale in cui viviamo con mio grande rammarico ce ne è di strada da percorrere per una vera integrazione di noi persone transgender all’interno di una società che ci guarda ancora con sospetto e a volte con repulsione.
C’è da dire tuttavia a dispetto di ciò che la transessualità ha sempre suscitato, oltre la velina della morale, interesse e curiosità sia per la compresenza della componente maschile/femminile sia per l’ibridazione affascinante di questi caratteri sessuali. Dalle memorie del Simposio di Platone dal “mito dell’androgino” ci giunge l’immagine mitologica di una transgender ante litteram all’origine del genere umano che univa il corpo della donna a quello dell’uomo. Ciò non costituiva una limitazione, ma faceva di questo “androgino” un essere dalle virtù fisiche e intellettive così sviluppate da tentare la scalata all’Olimpo e lo spodestamento di Zeus. Nella cinematografia italiana si rende un tributo alla transessualità con il Satyricon di Fellini in cui compare agli occhi pieni di meraviglia dei due protagonisti Encolpio ed Ascilto l’immagine radiosa e divina dell’Ermafrodito venerato nella grotta nel suo culto misterico.
Per tornare alla società contemporanea ad esempio le trans tailandesi identificate col nome di “kathoey” sono riconosciute come un terzo sesso e anche se spesso dedite alla prostituzione godono di rispettabilità sociale. Per rimanere nell’ambito delle sex worker, in Italia esiste una situazione molto più ambigua in cui la trans è spesso richiesta anche nel ruolo attivo ma pur sempre nel segreto e nell’ombra dei pregiudizi sociali della piccola provincia.
Prima della mia transizione ricordo di aver conosciuto una trans sex worker italiana, una figura dai capelli lunghissimi e neri dai tacchi altissimi e dal fisico ultra femminile. Lei mi confidò come la sua clientela appartenesse alle classi sociali più disparate e che in egual misura veniva richiesta la sua prestazione sia in attivo che in passivo. La sua camera a pochi passi da casa mia era un alcova di veli , dimensione dei giochi e delle pratiche sessuali più disparate; dal sesso canonico al sadomaso con vari strumenti in uso dalle operatrici del settore per il piacere dei clienti insospettabili.
Questo ci rivela comunque un mondo sommerso in cui le persone come noi che vanno controcorrente alle piccole realtà sociali improvvisamente da stigmatizzate divengono il sogno dei desideri reconditi di molti. Una dimensione vissuta nel segreto la cui punta dell’iceberg sono gli innumerevoli annunci presenti nei database dedicati. Il velo dell’insospettabilità ricopre le passioni della provincia italiana dove nel segreto si cercano gli “androgini” della società moderna. Un popolo che spesso vive nel sommerso e che meriterebbe integrazione e dignità sociale al di la dell’immaginario collettivo.
Emanuel Alison Flamini
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