Viterbo – La provincia ha presentato ricorso al Tar contro l’ipotesi di realizzare, in uno dei 21 siti viterbesi individuati e giudicati idonei da Sogin, il deposito nazionale di scorie nucleari. La decisione, sostenuta all’unanimità dai sindaci durante un’assemblea a palazzo Gentili, mira a contrastare un progetto considerato inaccettabile per il territorio.
Il ricorso mette in discussione “l’inserimento nella Cnai di tutte le 21 aree individuate, nell’ambito della provincia di Viterbo, come idonee per ospitare l’insediamento del deposito nazionale delle scorie radioattive”. Una critica incisiva viene rivolta anche verso “la formazione della carta delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) e degli atti del procedimento che l’hanno approvata”. Queste parole riflettono la profonda preoccupazione delle autorità locali, che denunciano un procedimento ritenuto inadeguato e poco trasparente.
Il ricorso evidenzia inoltre la procedura adottata per l’elaborazione della carta dei siti potenzialmente idonei, condotta “senza il coinvolgimento dei territori interessati” e basandosi “su una cartografia risalente a 30-40 anni fa”. Queste argomentazioni sottolineano un profondo disaccordo con le metodologie adottate da Sogin, accusate di non aver tenuto in debito conto le osservazioni e i pareri locali.
Nelle conclusioni, il documento, a firma degli avvocati Paolo Felice e Francesco Rosi, invoca l’intervento della giustizia affinché “dichiarare illegittimi e quindi annullare gli atti impugnati”. Questo passaggio rappresenta la speranza della comunità viterbese di vedere riconosciuti i propri diritti e le proprie preoccupazioni.
Mentre la provincia attende la decisione del Tar, le associazioni locali hanno già iniziato a mobilitarsi, pronte a difendere il loro territorio da un progetto che minaccia l’integrità ambientale e la salute dei cittadini.
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