Orazio Francesco Piazza e Stefano Ubertini
Viterbo – “Una mappa archeologica del colle del duomo per scoprire le origini della città di Viterbo”. È il progetto presentato questa mattina a palazzo dei Papi dal vescovo Orazio Francesco Piazza.
“A partire da gennaio 2024 – ha detto Piazza – il colle del duomo di Viterbo, per la prima volta nella sua millenaria storia, sarà oggetto di un’ambiziosa quanto fondamentale campagna di indagini archeologiche e topografiche, fortemente voluta dalla diocesi”.
“Il progetto – ha poi aggiunto il portavoce della diocesi, don Emanuele Germani – è conseguenza di un accordo biennale che vede il coinvolgimento dell’ufficio beni culturali della diocesi, i dipartimenti dell’universita della Tuscia Distu e Disucom, Archeoares in collaborazione con il dipartimento di storia dell’università cattolica Giovanni Paolo II di Lublino in Polonia”.
Alla presentazione del progetto, questa mattina, assieme al vescovo Piazza e a don Germani, c’erano anche il rettore dell’Unitus Stefano Ubertini, la soprintendente Margherita Eichberg, Santino Tosini dell’ufficio beni culturali della diocesi, Gianpaolo Serone di Archeoares e i professori dell’Unitus Giuseppe Romagnoli e Marina Micozzi.
“Avviare un progetto così ambizioso è emozionante – ha sottolineato Ubertini –. Un progetto che permetterà di scoprire le origini della città dei papi”.
Da sinistra Gianpaolo Serone, Marina Micozzi, Giuseppe Romagnoli e Margherita Eichberg
“Il Colle del duomo – ha spiegato Eichberg – è il luogo più importante della città, una zona avvolta ancora nell’oscurità della conoscenza. Fare un grande lavoro su questa zona potrà gettare nuova luce sulla storia di Viterbo”.
“L’obiettivo del progetto – ha evidenziato Romagnoli – è quello di avviare un programma di ricerca che utilizzi metodi di indagine non invasivi, con particolare attenzione all’area del giardino alle spalle della cattedrale e del palazzo vescovile. La zona, isolata dal resto della città negli ultimi anni del Quattrocento, offre un contesto privilegiato per acquisire informazioni fondamentali sulle origini di Viterbo”.
“II colle del duomo – ha proseguito Tosini – è il nucleo insediativo da cui si è sviluppata la citta medievale di Viterbo”.
Sorto verosimilmente tra it VI e il VII secolo d.C. come castrum per il presidio del limes longobardo-bizantino della Tuscia, è ben documentato dalle fonti tra VIII e IX secolo come importante centro amministrativo del territorio di Tuscania, ma mantenne una notevole rilevanza almeno fino al XII-XIII secolo, quando fu scelta come sede della prima cattedrale viterbese e dell’annesso complesso episcopio-palazzo papale. L’area, inoltre, è stata spesso indicata in letteratura come possibile sede di un insediamento etrusco.
“L’idea – ha aggiunto Serone – è stata quella di mettere insieme una squadra di grande livello. Si tratta poi di indagini archeologiche che potranno essere inserite all’interno di un discorso turistico. Un progetto che porterà a una rivalutazione dell’area e della città”.
“Le attività – ha continuato Micozzi – coordinate sul campo dall’universita degli utudi della Tuscia con la partecipazione di studenti e tirocinanti, si svolgeranno nel corso di diverse sessioni di lavoro nell’arco del biennio, sotto la supervisione della soprintendenza”.
Le attività pianificate dal progetto sono: Telerilevamento tramite Lidar (Light Detection and Ranging o Laser Imaging Detection and Ranging), finalizzati alla costruzione di una carta archeologica; Prospezioni geofisiche (con metodo geomagnetico e georadar), finalizzate a individuare la presenza di strutture sepolte e di altre evidenze di interesse archeologico attraverso la misura delle variazioni di alcuni parametri fisici del sottosuolo; Rilievi di dettaglio, anche tramite l’impiego di tecnologia laser scanner, degli edifici e degli ipogei presenti in particolare lungo il versante meridionale presenti nell’area; Lettura stratigrafica dei complessi architettonici presenti nell’area; Carotaggi, ovvero il prelevamento di campioni di terreno per esaminare la stratificazione del sottosuolo, fino alla quota del banco tufaceo.
“Il risultato finale – hanno poi ricordato Micozzi e Romagnoli – sarà costituito dalla carta archeologica del colle del duomo, che costituirà il supporto indispensabile per le azioni di tutela e salvaguardia, oltre che la necessaria premessa per eventuali futuri progetti di scavo”.
“Confidiamo che queste attività – ha concluso infine il vescovo – possano, in tempi brevi, offrire un contributo sostanziale al recupero della memoria storica delle origini di Viterbo, ancora troppo spesso confusa con leggende e tradizioni erudite non sufficientemente fondate. Si spera, inoltre, che le indagini possano proseguire ben oltre il biennio già concordato e con il coinvolgimento di altri enti operanti nel campo della ricerca e nella valorizzazione del patrimonio culturale”.
Daniele Camilli
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