Vitorchiano – (e.c.) – Ricette lasciate incustodite, multa di 20mila euro per un medico di Vitorchiano.
È quanto dovrà pagare Giuseppe Bagnato dopo il provvedimento emesso dal Garante della privacy.
La contestazione è quella di aver lasciato delle ricette mediche all’interno di una cassetta posta sul muro esterno del suo studio medico senza nemmeno essere protette da buste chiuse.
Tali prescrizioni, si legge nel provvedimento del Garante, “non erano neppure riposte all’interno di buste chiuse; nel contenitore erano riposte 67 ricette. Da un esame estemporaneo delle stesse è stato possibile rilevare che le prescrizioni mediche erano state emesse a favore di soggetti diversi e riportavano prescrizioni sia di medicinali che di esami specialistici”.
Il contenitore si trovava “a lato della porta di ingresso dello studio e nelle sue immediate vicinanze erano affissi una cassetta delle poste e un contenitore di metallo, entrambi privi di qualsiasi nominativo. Sul contenitore, tuttavia, era riportata l’indicazione ‘solo ricette mediche’ mentre nella serratura del contenitore era inserita una chiave. Detto contenitore, inoltre, era a libero accesso del pubblico in quanto, nel corso del servizio, sono state viste diverse persone che lo hanno aperto ed hanno prelevato dei foglietti di carta che si trovavano al suo interno. Lo stesso, inoltre, era collocato sulla pubblica piazza ove è presente un parcheggio libero; nello stesso stabile e sullo stesso livello dello studio medico“.
Gli accertamenti effettuati sono risalenti al periodo che va dal 9 febbraio 2023 al 4 aprile 2023. Il sistema di rilascio delle ricette sarebbe stato confermato anche da circa sette pazienti del dottor Bagnato che durante le indagini sarebbero stati visti accedere al contenitore di metallo.
Stando a quanto ricostruito, questo sistema di “prelievo” delle ricette sarebbe iniziato durante il periodo del Covid per essere poi mantenuto anche successivamente.
Il dottor Bagnato, a seguito di richiesta di informazioni formulata dall’Autorità, ha spiegato che “consapevole dell’importanza del trattamento dei dati personali dei miei assistiti si precisa come la consegna delle prescrizioni mediche mediante deposito nel contenitore di metallo avvenga solo ed esclusivamente per quei pazienti che ne fanno espressa richiesta, acconsentendo, in tal modo loro stessi a una limitazione della propria privacy. Ed infatti, nella stessa segnalazione viene evidenziato che le ricette ‘erano accessibili a chiunque atteso che le stesse (ad eccezione di un caso) non erano neppure riposte all’interno di buste chiuse’. Tale circostanza è segno evidente che quando il paziente non ne faceva espressa richiesta la prescrizione veniva riposta in busta chiusa a tutela della integrità e riservatezza dei propri dati personali”. Spiegazioni riportate nel provvedimento del Garante.
Questa modalità di consegna, secondo il medico, consentiva di limitare gli accessi “dei pazienti durante gli orari di ambulatorio evitando che l’assistito debba recarsi presso il mio studio semplicemente per ritirare le prescrizioni e allo stesso tempo gli permette un’agevole modalità di fruizione del servizio potendo ritirare le prescrizioni in ogni momento della giornata”.
Per quanto riguarda, invece, il posizionamento del contenitore sulla piazza il medico ha spiegato che era “munito di chiave e sempre chiuso” e “apposto in un’area delimitata al pubblico da paletti rossi accessibile solo da chi ne abbia interesse, e non direttamente sulla pubblica piazza come riportato nella segnalazione”.
Giustificazioni, queste, che non sono parse sufficienti al Garante della privacy visto che, come evidenziato in un comunicato stampa dello stesso del 14 novembre 2014 “lasciare ricette e certificati alla portata di chiunque o perfino incustodite, in vaschette poste sui banconi delle farmacie o sulle scrivanie degli studi medici, viola la privacy dei pazienti”.
In più, in riferimento all’utilizzo della cassetta durante il periodo del Covid, il Garante fa sapere che “già nel periodo emergenziale sono state previste talune misure volte ad agevolare l’uso delle modalità semplificate di acquisizione del promemoria dematerializzato ovvero del numero di ricetta elettronica, al fine di evitare che l’assistito dovesse recarsi presso lo studio del medico”.
Da qui è scaturita la sanzione di ventimila euro per violazione della privacy. Tusciaweb ha provato a contattare il medico che in questo momento non ha ritenuto necessario rilasciare dichiarazioni al giornale.
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