Viterbo – (sil.co.) – Avrebbe fatto shopping gratis con la carta di credito di un migrante, ignaro di foraggiare gli acquisti online di una quarantenne viterbese per la quale la cassazione ha dato il via libera alla custodia cautelare in carcere.
Corte di Cassazione
È stato bocciato il ricorso di una quarantenne di Viterbo contro l’ordinanza con cui, il 28 giugno 2023, il riesame ha accolto il ricorso del pm contro il rigetto da parte del gip del tribunale di Roma della richiesta di misura cautelare in carcere.
La donna è finita nei guai assieme al compagno nell’ambito di una indagine su un presunto utilizzo indebito in concorso, da parte della coppia, di carte di credito di terzi ignari titolari per effettuare una serie di acquisti.
Tra le questioni sollevate dalla difesa, che ha chiesto l’annullamento del via libera alla detenzione dietro le sbarre dell’imputata, la violazione di legge in relazione ai limiti edittali previsti per l’applicazione della misura custodiale, in quanto “l’articolo 493 ter cod. pen. prevede la pena della reclusione sino a cinque anni con la conseguenza che ai sensi dell’art. 278 cod. proc. pen per siffatti reati non è applicabile la misura della custodia in carcere”.
Sempre secondo la difesa, inoltre, ci sarebbe stata violazione di legge in relazione alla ritenuta concretezza ed attualità del pericolo di recidiva, perché “la ordinanza impugnata ha solo evidenziato elementi inerenti alla condotta del reato contestato, ma che non appaiono rivestire una concreta ricaduta sul pericolo di recidiva, valorizzando elementi relativi a condotte per le quali non vi è richiesta cautelare ed ignorando un mutamento della condotta di vita dell’indagata anche prima dell’emissione del provvedimento”.
Sarebbe stata inoltre omessa qualsivoglia motivazione quanto alla adeguatezza di una diversa misura, “anche con il ricorso a strumenti di controllo elettronici e a prescrizioni che inibiscano l’utilizzo di strumenti informatici,” affermando la incapacità di autocontrollo e il difetto di disciplina della donna.
Secondo la sentenza del 27 ottobre della cassazione, le cui motivazioni sono state pubblicate il 19 gennaio: “L’articolo 493-ter cod. pen. fissa il limite massimo di pena in anni cinque di reclusione con la conseguenza che la custodia cautelare in carcere può essere applicata”.
“Peraltro – viene sottolineato – la ordinanza ha fornito una specifica risposta, confermando una prognosi in senso negativo, anche rispetto alla possibile mitigazione di una futura pena in ragione del vincolo della continuazione, valorizzando l’agire ininterrotto e seriale della ricorrente quale chiara espressione di una continua propensione a commettere atti della stessa indole. L’ordinanza con motivazione immune da vizi logici ha altresì evidenziato l’intensità del dolo e l’elevata capacità criminale”.
In ultimo, i giudici della cassazione, relativamente alla concretezza e attualità del pericolo di reiterazione criminosa e di adeguatezza della misura della custodia cautelare in carcere, sottolineano come il riesame valorizzi nell’ordinanza “il contributo della donna rispetto alle numerosissime contestazioni formulate anche nei confronti del convivente; le modalità attuate in particolare per la vittima dell’utilizzo della carta di credito ottenuta a suo nome e lo specifico ruolo dalla stessa svolto”.
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