Roma – (sil.co.) – Traffico di droga tra Cerveteri e Tarquinia, agricoltore condannato in via definitiva a 10 anni. Dietro, un sodalizio contiguo alla ‘ndrangheta dedito al traffico di stupefacenti, sgominato nel febbraio 2o21 dai carabinieri nell’ambito dell’operazione Enclave della Dda di Roma.
A distanza di tre anni dal blitz sfociato in 33 arresti, sono stati accolti in parte dalla cassazione i ricorsi di due condannati su quattro che hanno scelto di essere giudicati davanti al gup con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato. Tra loro un imprenditore agricolo 54enne di Cerveteri, accusato di avere portato lui la droga a Tarquinia, condannato in via definitiva a 10 anni di carcere.
Al vertice del sodalizio criminale, secondo la procura antimafia capitolina, ci sarebbe stato Pasquale Vitalone, pluripregiudicato calabrese di 48 anni, residente a Sacrofano, attivo soprattutto nell’area nord-ovest di Roma, affiliato alla ‘ndrina Alvaro di Sinopoli.
Carabinieri – Immagine di repertorio
La sentenza della cassazione è dello scorso 5 dicembre, mentre le motivazioni sono state pubblicate il primo febbraio. Al 54enne di Cerveteri – a suo tempo condotto nel carcere romano di Regina Coeli – è stata confermata la condanna a 10 anni di reclusione per associazione finalizzata al traffico internazionale di droga. Secondo l’accusa importata dal Sudamerica e in particolare dalla Colombia. Un 64enne calabrese è stato invece condannato in via definitiva a due anni e 8 mesi di carcere e a una multa di 8mila euro.
A maggio 2018, nel corso di indagini nate nel 2017 su una sospetta maxi operazione poi sfumata per l’acquisto di 4 chili di cocaina, per 116mila euro da parte di “finanziatori” romani che si sarebbero rivolti alla criminalità organizzata, fu sequestrato dello stupefacente anche a Tarquinia, secondo l’accusa proveniente da Cerveteri. Sul terreno del 54enne furono rinvenuti 300 chili di marijuana suddivisa in 20 imballi, che avrebbe anche coltivato.
Davanti alla cassazione – oltre al 54enne di Cerveteri e al 64enne della provincia di Reggio Calabria – anche un calabrese di 44 anni e un 63enne della provincia di Roma, per i quali la sentenza d’appello del 31 marzo 2023 è stata annullata con rinvio ad altra sezione per un nuovo giudizio relativamente all’aggravante dell’ingente quantitativo contestata dalla difesa.
Il 54enne di Cerveteri è l’unico dei quattro imputati ricorsi all’abbreviato cui è stata riconosciuto il reato associativo, dal quale invece, lo scorso 15 maggio, sono stati assolti altri arrestati nella stessa operazione, che hanno scelto di farsi processare col rito ordinario.
Secondo la difesa, la cui tesi non è stata accolta, le condizioni economiche dell’agricoltore non gli avrebbero inoltre consentito di finanziare operazioni di droga e le quattro perquisizioni da lui subite avrebbero escluso che si trattasse di ingenti quantitativi.
Al centro delle indagini una maxi importazione di quattro chili di cocaina, cui il 54enne, sempre secondo la difesa, non avrebbe potuto contribuire, essendo privo di documenti validi per l’espatrio ed occupandosi solo della sua azienda agricola sorvegliata da un gran numero di telecamere di sorveglianza.
Sarebbe stato lui, secondo l’accusa a portare lo stupefacente da Cerveteri a Tarquinia, ma secondo la difesa le sue presunte ammissioni avrebbero avuto “valore meramente millantatorio”.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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