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Cronaca - Il volume parla di social network e alienazione, denaro e solitudine, politica e compravendita

È uscito “Indecenti”, il nuovo libro di Emanuele Ricucci

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Emanuele Ricucci

Emanuele Ricucci


Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Social network e alienazione, denaro e solitudine, politica e compravendita, sesso e identità, sondaggi e illusioni, pornografia delle emozioni che sostituisce la ragione e consumo di massa. E ancora: culto dell’estrema libertà e famiglie castrate, patrie svendute e censure arbitrarie, restrizioni crescenti e statue abbattute, superamento di ogni limite e tirannia dei “diritti per tutti”.

Un viaggio, quello di Indecenti. Uomini e donne oltre il politicamente corretto: per una rinascita antropologica e spirituale (Passaggio al bosco, Firenze), dentro e oltre progressismo e conservatorismo, nel caso italiano, per definire un ritorno a un uomo universale.

Nel tempo del delirio politicamente corretto, dove le opinioni autoritarie soppiantano le idee autorevoli, cosa sta accadendo all’uomo occidentale? Sempre più assente e sradicato, esso si è trasformato in un perfetto ingranaggio del conformismo, astratto e ripetibile, senza Dio e senza confini, perennemente migrante e precario, spogliato di ogni profondità e di ogni connessione con lo spirito. È questo il tanto decantato “progresso” della democrazia liberale? Come siamo passati dalla “morale del Bene” alla moralizzazione della società? Tra le pagine di questo testo – seguendo i precedenti capitoli della “trilogia degli uomini sovrani di se stessi”, nello specifico tra “Torniamo Uomini”, pubblicato dal quotidiano Il Giornale e “Contro la folla. Il tempo degli uomini sovrani”, con una pungente introduzione di Vittorio Sgarbi – Emanuele Ricucci non pone un problema già noto, ma offre una possibile soluzione: la ricerca di una nuova integrità oltre le follie del progresso, la resa degli individui in scatola, mondati da ogni dimensione di profondità per essere perfetti consumatori e conformisti e lo scenario infernale dell’uomo folla. Ciò che serve – in questo contesto liquido, globale e virtuale – è la volontà di edificare l’uomo sovrano di se stesso, l’indecente che non si accodi alla rasserenante decenza dell’imposizione e combatta l’auto annullamento in atto.

L’indecente non è un eroe, non è rosso, né nero, ma è l’uomo che torna a se stesso, a partire dalla sua privatezza, dal sogno, dal ricordo, dall’infanzia, dallo spirito, dalla ricomposizione di un’idea, dalla cultura e dalla coltivazione di un pensiero critico, dalla libertà intesa come partecipazione a se stesso, al tempo, al reale, nel rifiuto del neoreale (mediatico). E che con questo lancia una sfida reale al mondo di oggi. Nessuna pratica, ma teoria. Anticorpi alle follie del progresso. Un individuo che torni a coltivare sé stesso, a dedicarsi la vita, avendo cura del proprio rapporto con la felicità e con la cultura, con l’arte e con la morte, con il tempo e con l’amore, col coraggio e con Dio, con l’Assoluto, con la Natura e con la Bellezza, essendo parte del proprio tempo.

Un viaggio da Ortega y Gasset a Simone Weil, da Marcello Veneziani a Dominique Venner, da Rainer Maria Rilke a Paul Bloom, attraversando l’arte, l’antropologia, la sociologia e la poesia. Perché – oggi più che mai – libertà è trasmettersi la fiaccola dell’indecenza.

Tra il pamphlet, il saggio e il memoriale, in pagine libere, caustiche e dense che compongono una grande riflessione, alle porte del nuovo mondo da ricostruire, che si pone come un manifesto di questo momento della storia, in cui la crisi della globalizzazione e dell’uomo globalizzato, con l’avvento della pandemia e della politica “take away”, sembra sempre più estesa e impossibile da risolvere.

Ufficio stampa Emanuele Ricucci


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16 febbraio, 2024

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