Viterbo – Inveiva ubriaco contro i passanti, Daspo urbano per un trentacinquenne.
Nei giorni scorsi il questore di Viterbo ha adottato la misura di prevenzione del Daspo Urbano nei confronti di un cittadino colombiano trentacinquenne, residente a Viterbo.
“L’uomo – si legge nella nota della questura -, con a carico numerosi precedenti di polizia, era stato già sorpreso più volte nel centro cittadino in stato di alterazione psicofisica sotto l’influenza dell’alcool ed opportunamente sanzionato.
L’ultima volta gli agenti della polizia di Stato della squadra volante dell’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della questura di Viterbo, intervenuti in piazza dei Caduti per una segnalazione di rissa, hanno intercettato lo straniero che, ancora una volta in preda ai fumi dell’alcool, sbraitava e inveiva nei confronti dei passanti. Alla vista degli operatori l’uomo ha dato in escandescenze cercando il contatto fisico con gli stessi.
Riportato alla calma – prosegue la nota -, i successivi controlli hanno consentito di rinvenire nello zaino del sudamericano una bottiglia di gin vuota”.
Nell’occasione è stato denunciato in stato di libertà per resistenza a pubblico ufficiale e sanzionato penalmente per ubriachezza.
Appurato che la condotta estremamente pericolosa si era verificata in un’area cittadina sottoposta dal regolamento comunale a specifiche prescrizioni a tutela del decoro urbano, lo straniero, a conclusione di una puntuale istruttoria curata dal personale della divisione polizia anticrimine, è stato sottoposto al divieto di accesso alle aree urbane, Daspo Urbano, che lo costringerà per un anno a stare lontano da piazza dei Caduti.
L’inosservanza del provvedimento, emesso per prevenire analoghi episodi pregiudizievoli per la sicurezza pubblica, è punibile penalmente, ai sensi della Legge n. 123 del 2023, con la reclusione da 1 anno a 3 anni e con la multa da diecimila a ventiquattromila euro.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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