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Salute - Viterbo - Intervista a Egisto Bianconi che tira le somme di un anno di lavoro da commissario Asl e guarda oltre - Il nuovo ospedale ad Acquapendente, gli interventi alle altre strutture, la migrazione di utenti e le criticità legate al reperimento di personale

“La nuova ala di Belcolle aperta entro l’estate, una facoltà di medicina nella Tuscia…”

di Giuseppe Ferlicca
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Viterbo –  L’apertura della nuova ala di Belcolle entro l’estate, i cantieri da Montefiascone a Tarquinia, passando per Ronciglione e il nuovo ospedale ad Acquapendente, il problema assunzioni e il progetto di una facoltà di medicina a Viterbo. Egisto Bianconi tira le somme di un anno da commissario alla Asl di Viterbo, ma sopratutto guarda oltre.


Egisto Bianconi

Egisto Bianconi


Egisto Bianconi, un anno alla guida della sanità viterbese come commissario, con quale bilancio?
“Il primo periodo dopo la nomina – spiega Bianconi – è stato d’analisi delle criticità e dei punti di forza azienda. Tra i primi, la carenza di personale e l’inadeguatezza strutturale e parzialmente anche tecnologica, mentre fra i punti di forza ci sono le professionalità presenti, di ottima qualità. Hanno un’integrazione, operano con gli enti locali, le diverse istituzioni e la società civile in un modo proficuo, quasi unico nella regione. Assolutamente sono importanti punti di forza”.

Sarà anche stato l’anno dei cantieri, Pnrr e non solo.
“Abbiamo lavorato soprattutto per avviarli. Sono numerosi, in questi giorni li sto visitando, in tutta la provincia. Sono stato a Montefiascone, poi andrò a Ronciglione, Bolsena, Tarquinia, Civita Castellana e Soriano. Poi c’è Belcolle, che rappresenta il cuore di tutto il sistema”.

Per Belcolle si avvicina l’apertura per la nuova ala? E stata anche smontata anche la gigantesca gru.
“Stiamo ultimando la fase di collaudo dell’area di cantiere, realizzando percorsi di collegamento per renderla fruibile. Credo che prima dell’estate procederemo all’apertura  di tutte le aree realizzate. Saranno fruibili. Abbiamo modificato l’organizzazione originale, con una torre chirurgica di facile accesso all’area delle sale operatorie e terapia intensiva, ottimizzando i percorsi all’interno dell’ospedale. Stiamo sviluppando una piastra particolarmente tecnologica con il raddoppio delle sale di radiologia interventistica, dell’emodinamica, il raddoppio delle risonanze magnetiche presenti, così da potenziare l’offerta ai cittadini, in virtù delle richieste che ci risultano dalle liste d’attesa. Andremo a potenziare l’uso delle sale operatorie, abbiamo avuto l’ok dalla regione all’assunzione di professionalità che ci necessitano in ambito chirurgico e anestesiologico e stiamo rappresentando ulteriori esigenze per portare a regime l’ospedale”.

Ovvero?
“Aumenteremo, a seguito di questa riorganizzazione, il numero dei posti letto in medicina e quindi anche il pronto soccorso potrà funzionare in modo molto più agile e veloce. Per la nuova area ci sono stati incontri con i primari per stabilire l’allocazione degli spazi. Entro l’estate saranno spostati tutti i reparti e l’area riutilizzata. Stiamo valutando i percorsi per renderlo collegato al resto dell’ospedale. Riprogetteremo anche la viabilità dell’ospedale, oggi ci rendiamo conto dei disagi per l’utenza, derivanti anche dai parcheggi”.

E il progetto annunciato per il nuovo pronto soccorso?
“Nell’arco del prossimo mese avvieremo il progetto che è già stato approvato e siamo in fase d’affidamento dei lavori, per il potenziamento del pronto soccorso, ampliamento delle aree, cosi da essere pronti entro la fine dell’anno, come prevede la programmazione regionale per i fondi del Giubileo”.

Il presidente Rocca, nel bilancio del primo anno in regione ha parlato del nuovo ospedale ad Acquapendente, ma nella Tuscia ci sono anche altre realtà. Tarquinia, ad esempio. Lì c’è un comitato che continua a essere preoccupato sul destino della struttura.
“A Tarquinia sono state consegnate le aree di cantiere per in pratica la completa ristrutturazione, non solo la parte antisismica, ma anche la facciata. Contemporaneamente partirà l’intervento che riguarda il pronto soccorso, avviati i cantieri della casa comunità e delle diverse aree ambulatoriali.  Sarà consegnato un ospedale adeguato alle esigenze di quel territorio”.

Ad Acquapendente, invece?
“In accordo con la regione siamo alla voltura dei terreni dove deve sorgere il nuovo ospedale, terminata la quale potremo procedere alla fase progettuale”.

Per far girare la macchina della sanità, però, servono i professionisti, personale. Reperirli è un problema nel settore pubblico un po’ ovunque. Com’è messa Viterbo?
“In questa Asl, la più grande criticità è rappresentata dal reperimento delle necessarie professionalità, per rendere effettivi i servizi che noi abbiamo immaginato di erogare a tutti i cittadini, ma la volontà è potenziare tutte le strutture. Attualmente le autorizzazioni all’assunzione riguardano fra le 60 e le 70 unità, diversi profili, con concorsi pubblicati e altri in via di pubblicazione. Chiaramente, poi, l’incognita è rappresentata dalle domande di partecipazione. Un avviso per 13 medici destinati al pronto soccorso ha riscontrato una scarsa aderenza, è una criticità più evidente nelle province rispetto a Roma. Dobbiamo fare in modo che le nostra struttura sia più appetibile”. 

Altra nota dolente è la migrazione, la mobilità passiva di chi decide di farsi curare fuori Viterbo. Cosa sta facendo l’azienda sanitaria?
“Stiamo lavorando per potenziare servizi sui quali il fenomeno è più evidente. Va letto su vari piani. Chi ha un problema di salute si orienta su strutture in cui reputa ci sia una qualità migliore nelle cure. Le nostre vanno trasformate. Soprattutto Belcolle deve diventare altamente specialistico, in modo che sia in grado d’essere attrattivo per la provincia, ma anche per i territori limitrofi, alimentando la mobilità attiva. Su alcune aree specialistiche già esiste questa situazione, in ambito neurologico e neurochirurgico è un riconoscimento che c’è già. Dobbiamo concentrarci su altre realtà”.

Come si fa a crearsi una “reputazione” in grado di competere ad esempio, con aziende sanitarie blasonate della capitale?
“Uno degli obiettivi su cui lavorare, sarebbe individuare in quest’area una facoltà di medicina. Connoterebbe l’ospedale in modo chiaro, attirerebbe professionalità, per venire a lavorare in quest’azienda. Auspico che sia una possibilità che venga accolta, così da risolvere il problema delle assunzioni e dell’aumento dei servizi erogati sul territorio. Per la sanità viterbese è strategica questa opzione. Ritengo, stante anche l’esistenza di un’università sul territorio, che si possa costruire un percorso”.

Ci sono già stati contatti con Unitus?
“Abbiamo avuto interlocuzioni, credo che per la nostra provincia il soggetto principale con cui confrontarsi sia la realtà presente. Una facoltà di medicina ritengo che raccoglierebbe il consenso del mondo didattico e sanitario, oltre a determinare potenzialità sul territorio, non solo a livello sanitario”.

Giuseppe Ferlicca


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23 marzo, 2024

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