Roma – Le imprese italiane e le sfide per le grandi trasformazioni verde e digitale, l’accelerazione sulla distribuzione dei fondi del Pnrr e un’Italia che non può più essere spaccata in due. E la competitività, che si muove anche attraverso i passi in avanti della Orte – Civitavecchia e il design e la qualità della ceramica sanitaria. Questi i punti salienti del discorso del presidente di Unindustria Angelo Camilli, all’assemblea generale 2024.
Francesco Rocca
“Il nuovo millennio è stato colpito, in pochi anni, prima dalla pandemia, poi dal conflitto russo ucraino e ora un altro tragico conflitto, quello tra Israele e Hamas, con nuove forti tensioni, anche commerciali, in Medio Oriente – ha esordito Angelo Camilli -. In un mondo in cui la globalizzazione sembra aver reso tutto a portata di mano, abbiamo riscoperto le distanze, fisiche e politiche. Parole come frammentazione e sicurezza sono diventate sempre più frequenti nelle discussioni su filiere e sistemi economici. Nonostante ciò, il commercio internazionale è ancora solido: nel 2021 valeva il 57% del Pil mondiale contro il 38% del 1990. Insomma, più di metà dell’economia globale si sviluppa fuori dai confini domestici”.
Angelo Camilli
Prosegue Camilli: “Ma c’è una evidente trasformazione in corso. L’Europa, in mezzo a Cina e Stati Uniti, non riesce ad esprimere un valore politico unitario. Il 2024 sarà l’anno del record elettorale: si voterà in 76 paesi e un risultato anziché un altro potrà influire sul futuro di tutti, perché gli esiti delle grandi sfide sui diritti civili, sul cambiamento climatico, sulle tecnologie dipenderanno dall’equilibrio tra competizione e collaborazione a livello globale. E il primo banco di prova sarà proprio l’Europa.
Adolfo Urso
Dopo le elezioni europee sarà fondamentale un Industrial Act per sostenere le grandi trasformazioni verde e digitale. Le imprese europee, ed in particolare quelle italiane, non vogliono sottrarsi alla sfida della sostenibilità, ma da sole non potranno mai farcela.Abbiamo bisogno di un’Europa che sia orientata a promuovere lo sviluppo strategico attraverso tutte le migliori tecnologie disponibili. È quello che proponiamo nel documento di Confindustria Fabbrica Europa perché pensiamo che l’Italia debba sostenere con forza questi temi nell’agenda del nuovo governo europeo. Vogliamo credere in un’Italia orgogliosa del suo Dna industriale”.
Roberto Gualtieri
“È grazie all’Europa che possiamo sciogliere i nodi irrisolti che frenano la crescita del nostro paese – continua il presidente di Unindustria -il Pnrr ne è l’esempio. Al netto dei suoi errori iniziali, è un Piano che ragiona per obiettivi, che ne definisce i tempi e impone innovazioni radicali. I report di avanzamento ci vedono tra i paesi più virtuosi, con il risultato più alto per i traguardi finora raggiunti. Abbiamo apprezzato la revisione del governo che ha rinunciato ad alcune spese incerte e ha puntato sulla spinta innovativa delle imprese. Noi faremo la nostra parte come in tutte le occasioni in cui si scommette sulla crescita. Nei prossimi due anni, però, è necessaria un’accelerazione decisiva per dare prova che i fondi concessi e quelli che pesano sul nostro debito non siano stati l’ennesima distribuzione effimera di risorse”.
Roma – Assemblea Unindistria
E poi: “Nel 2026, quando il Pnrr dovrà essere completato, il giudizio politico si concentrerà su chi avrà ricevuto più fondi, dunque su di noi. Il 2023 per l’economia italiana si è chiuso con un risultato migliore della media europea. Le imprese italiane, pur nelle difficoltà, hanno dato il loro miglior contributo alla crescita. Per noi l’intervento coraggioso e strutturale sul costo del lavoro rimane una priorità: il taglio del cuneo fiscale deve arrivare almeno a 15 miliardi e non essere più messo in discussione ad ogni Legge di Bilancio. Serve accelerare sul Piano Industria 5.0 perché è l’unico vero pilastro di politica industriale capace di attivare gli investimenti per agganciare le grandi transizioni. Sappiamo che il nostro è un paese a più velocità, ma non ha più senso parlare di un’Italia semplicemente spaccata in due.
I dati affermano che le uniche regioni a non aver recuperato i livelli di Pil pre-Covid sono quelle centrali, incluso il Lazio. Potremmo dire che esiste una Questione Italia Centrale, ma credo sia più utile pensare ai problemi del paese come ai problemi di tutti e viceversa. Ma le regioni centrali hanno bisogno di importanti investimenti sugli scali portuali, sui retroporti, sulla logistica e sulle connessioni verso le direttrici che collegano Nord e Sud. L’unica ricetta utile ad evitare l’impoverimento delle aree interne è quella di far crescere l’impresa: nessuno torna per comprare case ad 1 euro se non c’è il lavoro”.
Da sinistra: Luca Giampieri e Sergio Saggini
“Chiarezza, trasparenza e impegno comune sono le tre parole che devono guidare le scelte per disegnare il Lazio che vogliamo per i prossimi anni – conclude Camilli -. I temi delle aree industriali devono trovare, però, più spazio nella discussione e adeguate risposte strutturali. Siamo soddisfatti che alcune opere fondamentali, come la Orte – Civitavecchia, abbiano registrato importanti passi in avanti, ma c’è bisogno di un calendario credibile per essere più competitivi ed attrattivi.
Le nostre imprese meritano un Lazio più protagonista nelle scelte sulle filiere industriali strategiche. Il digitale, la cybersicurezza, l’aerospazio e il farmaceutico sono settori su cui abbiamo un vantaggio competitivo importante e che vedono le tendenze di investimento continuare a crescere nei prossimi anni. Così come siamo eccellenza del Made in Italy con la produzione di ceramica sanitaria a Civita Castellana, famosa in tutto il mondo per design e qualità. Il Lazio deve proteggere i suoi primati industriali in questi ambiti”.
Presenti tra il pubblico anche il sindaco di Civita Castellana Luca Giampieri e il costruttore Sergio Saggini e tra gli interventi, anche quello del ministro Adolfo Urso (Imprese e maia in Italy).
Giusi De Novara
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