Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – È saltata su questa proposta, quella di creare una nuova provincia nel Lazio, detta “Porta d’Italia”, che interesserebbe i comuni del litorale da Fiumicino a Montalto, ma pronta a coinvolgere anche Monteromano e magari l’area tolfetana.
Si argomenta della omogeneità geografica, infrastrutturale, storica (etrusca in primis, da Cerveteri a Vulci passando per Tarquinia) di questo territorio e con la possibilità di offrire all’un tempo il più grande aeroporto italiano (Fiumicino, appunto) e uno dei porti commerciali e turistici più importanti del Tirreno (Civitavecchia).
Saggio proposito? Non credo.
Le province del Lazio esistenti, con la preponderanza eccezionale (non accade per altre capitali) di un capoluogo di regione che è anche capitale nazionale e che si pone oltre tutto al centro del territorio regionale, sono già di per sé condannate alla marginalità; basterebbe fare i conti con la distribuzione demografica.
A proposito di residenti nei capoluoghi di provincia laziali: Roma, tre milioni abitanti; Viterbo sessantamila; Rieti quarantottomila; Frosinone cinquantamila; Latina centoventimila; tutti assieme, i capoluoghi di provincia laziali di costellazione alla capitale coprono si e no un municipio di Roma come l’Appio o il Prenestino.
Passiamo agli abitanti per provincia: Roma, 4,3 milioni, Latina 570.000, Frosinone 490.000, Viterbo 318.000, Rieti 155.000. Se volessimo pensare alla provincia Porta d’Italia, avremmo in totale circa 220.000 abitanti (sottraendone circa 30.000 a Viterbo e 190.000 a Roma), e non cambierebbero gran che i rapporti sproporzionati attuali.
Si dirà: ma in Lombardia hanno creato tre nuove province! Vero, ma guardiamo ai numeri: Milano città metropolitana 3,2 milioni di abitanti, Bergamo 1,1 milioni, Brescia 1,2 milioni, Como 600.000, Monza e Brianza (nuova provincia) 880.000, Varese 900.000 … una distribuzione molto più proporzionata.
Si dirà ancora: il numero di abitanti non è tutto; invece lo è, se si contano gli scranni disponibili in consiglio regionale, ripartiti in proporzione. E lo è anche per motivi giuridici, perché oggi per istituire una nuova provincia in Italia è necessario raggiungere una consistenza demografica più ampia, che neppure assorbendo anche Bracciano sarebbe sufficiente.
Dividere e suddividere le province attuali sarebbe dunque un suicidio.
Si argomenta comunque dell’identità comune dei centri costieri del Lazio settentrionale; difficile generalizzare sull’identità storica e territoriale, se si fa riferimento alla storia e alla cultura. Intanto per quel che riguarda il passato etrusco: la continuità tra Tarquinia, Tuscania, Orvieto e Chiusi è assodata; Vulci ha sempre guardato alla valle del Fiora e all’Argentario; Cerveteri a Roma, a Veio e ai Colli Albani. Fiumicino, etrusca non è… E queste differenti vocazioni si mantengono almeno fino al Rinascimento. Con questo ragionamento, peraltro, l’area falisca guarderebbe alla Sabina, mezza Sabina all’ Abruzzo, il cassinate ha poco a che vedere con la Ciociaria, per non parlare di Latina, che cent’anni fa manco esisteva. Identità infrastrutturale? Non ha mai costituito un fattore identitario e autoreferenziale del territorio: con questo ragionamento, tanto per fare un esempio, Pisa (aeroporto) e Livorno (porto) dovrebbero fare provincia assieme …
Insomma, mentre fino a qualche anno fa si vagheggiava di creare una nuova regione, adottando il triangolo Orvieto-Viterbo-Civitavecchia (tre città che hanno lo stesso nome…fateci caso) e qualcuno pensava di aggregarvi persino Rieti e almeno mezza Sabina, oggi si pensa ad una sorta di improbabile provincia litoranea. Geopolitiche che vengono e vanno, a seconda degli umori locali e dei costanti fallimenti della capitale, che è il vero nodo, o problema, che resta invariato nei decenni.
A ben vedere, infatti, se vi sono rigurgiti territorialisti nel Lazio è perché ormi è evidente l’incapacità/impossibilità di governare all’un tempo i problemi della capitale e quelli delle circostanti province dell’impero, che siano queste quattro, cinque o sei… Pensate che cosa sta subendo Viterbo: la Cassia a quattro corsie si ferma a Monterosi (anche per qualche vecchia colpa dei sindaci dei comuni viterbesi che temono di perdere i proventi del flusso degli automobilisti che attraversano obtorto collo i loro paesi); la discarica di Monterazzano a disposizione del colto e dell’inclita regionali; la seria possibilità di doversi accollare gli scarti radioattivi di mezza Italia (noi che già abbiamo quelli naturali…); i servizi ferroviari farebbero rabbrividire anche i paesi più arretrati del terzo mondo; una città d’arte e cultura che invece di farsi centro produttivo deve elemosinare tra i programmi culturali già predisposti dalla regione; e via lamentando.
Infine, last but no least, un altro piccolo conto: Fiumicino conta 80.000 abitanti, Civitavecchia 50.000, S. Marinella 18.000, eventualmente Bracciano 20.000; in confronto, Tarquinia 16.000, Montalto 9.000 e Monteromano 2.000… ai comuni viterbesi dice nulla questa evidente “disparità demografica”?
Insomma, fossi nei panni dei sindaci di Tarquinia, Montalto e Monteromano ci penserei bene…
Francesco Mattioli
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