Viterbo – (sil.co.) – Esce di casa nonostante sia agli arresti domiciliari rafforzati dal braccialetto elettronico, ma il dispositivo di controllo a distanza suona avvertendo la centrale operativa, per cui sul posto si precipita una pattuglia del nucleo radiomobile dei carabinieri. È accusata di evasione.
Era la mattina del 16 dicembre 2021 e la donna è finita sotto processo per evasione davanti al giudice Jacopo Rocchi, che ieri ha sentito uno dei militari intervenuti, il quale ha confermato come a dare l’allarme sia stato il dispositivo collegato al braccialetto, posizionato all’interno dell’abitazione nel centro di Viterbo dell’imputata.
“Al nostro arrivo la donna non c’era, allora l’abbiamo chiamata sul cellulare e dopo una ventina di minuti è arrivata. Aveva dei permessi per recarsi al Serd, ma solo in determinati giorni. Quel giorno era giovedì e doveva stare a casa, il permesso era per la giornata di venerdì”, ha spiegato il militare.
Al che la difesa ha chiesto al testimone come si fosse giustificata la presunta evasa: “Ha detto che aveva sbagliato giorno”. Ora rischia una condanna per evasione.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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