Sutri – Riceviamo e pubblichiamo – Cari concittadine e concittadini, “in questo momento di emergenza, le nostre antiche radici sono qui con noi. È come se tutte le generazioni passate fossero assieme a noi a combattere….”
Sutri – Celebrazione del 25 aprile
Questa frase, non mia, ma di un grande divulgatore scientifico di nome Alberto Angela, suscita in me, oggi, ricorrenza del 25 aprile Festa della Liberazione, un profondo senso di gratitudine verso tutti coloro che a prezzo della loro vita e del loro vigore, hanno permesso a noi di poter vivere in uno stato democratico.
Quasi 80 anni or sono donne e uomini di ogni età hanno combattuto per i propri ideali e spesso sono morti per affermarli.
Molti, in ogni tempo, hanno cercato di appropriarsi di questi valori e di questa ricorrenza; ma il 25 aprile è un patrimonio di tutta la comunità e come tale non ha bandiera o appartenenza specifica.
Ed io, oggi, mi chiedo quale possa essere ancora il significato nuovo e vivificante di questa ricorrenza, soprattutto per i giovani e i giovanissimi che sembrano sempre più essere distratti da altri modelli e da altri valori.
Cari concittadini e care concittadine, mi scopro sempre più spesso, come uomo, come padre e come cittadino, a riflettere sul fatto che ci sia un solo modo per rinfrancare il valore della testimonianza, ed è quello di far sì che il ricordo non diventi memoria; il ricordo è un qualcosa che non ti rende indifferente, è qualcosa di intimo e di affettivo: si ha memoria di un defunto, ci si ricorda di una persona cara.
Certo, ci sono memorie del passato che possono essere dolorose e, spesso, realmente, lo sono. Ma i ricordi sono sempre teneri e dolci, frequentemente possono diventare tradizione ed è bene che sia così.
Altrimenti si avrà solo memoria di fatti funesti. Per questo dico oggi a tutti noi qui convenuti che la memoria degli eroi che hanno combattuto in ogni tempo per la libertà, deve rimanere sempre viva ma alimentata dalla fiamma del ricordo.
Io desidero per i miei figli un mondo che non abbia più bisogno di eroi.
Combatterò sempre perché ciò si realizzi e per far questo chiedo a me e, a tutti noi, di perpetuare quegli ideali di libertà e di fraternità che hanno reso grande ed immortale il popolo italiano dopo la temperie della dittatura, di farli nostri, di viverli nella quotidianità.
A poche centinaia di chilometri da noi l’Europa è scossa da una guerra di cui nessuno osa presagire sviluppi o conclusioni. Sembra che non si sia stati capaci, all’indomani di una tragedia che ha fatto 60 milioni di morti, di fare nostro il grido di San Giovanni Paolo: “mai più la guerra”.
Cari concittadini, io voglio fare mio quel grido “mai più la guerra”!
Ebbene, io auspico per i miei figli una nuova solidarietà, in un paese lontano dalle divisioni di corporazione e di pregiudizio, perché la pace e la solidarietà sono “affare nostro”, non di altri!Auspico che tutti noi si esca da quella “zona grigia” di disinteresse che ormai ci contraddistingue, portandoci a girare la testa di lato ogni volta che succede qualcosa di doloroso……”tanto non riguarda me”.
E invece la solidarietà è “affare nostro”! Come fu dei tanti, tutti, non solo partigiani, che resistettero alle tragedie collettive e familiari di quegli anni lontani per gettare le basi di quella che, poi, diventò la nostra costituzione.
Il mio ricordo va, inevitabilmente, anche a tutti coloro che a guerra finita furono surclassati dalla Resistenza, a coloro che costituirono la cosiddetta “resistenza non armata” e che furono la stragrande maggioranza della popolazione, la quale con caparbietà sopravvisse alle vicissitudini della dittatura, senza mai impugnare armi, ma combattendo per sopravvivere nella drammatica quotidianità.
Per questo affermo ancora oggi, con forza, che non ci sono bandiere issate sulla ricorrenza del 25 aprile, ricordo di un popolo che si batté e che, oggi come allora, si rialzò per guardare alle nuove sfide del futuro.
Quindi oggi la ricorrenza del 25 aprile può e deve diventare una nuova festa di libertà, la festa dalla liberazione dai pregiudizi, dalle divisioni e dai particolarismi.
Con la liberazione del 25 aprile 1945 siamo diventati non più sudditi al servizio dello stato, ma stato al servizio dei cittadini; Questa la nuova coscienza di tutti noi.
Questo l’augurio che faccio in occasione della mia prima ricorrenza della Festa della Liberazione come sindaco di questa splendida città.
Matteo Amori
Sindaco di Sutri
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