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Viterbo - Il vescovo Orazio Francesco Piazza - Oggi pomeriggio l’iniziativa della diocesi per il Primo maggio

“Il lavoro nero viola la dignità umana e non può essere in alcun modo accettato e tollerato”

di Daniele Camilli
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Viterbo – “Il lavoro nero viola la dignità umana e non può essere in alcun modo accettato e tollerato”. Così il vescovo Orazio Francesco Piazza che oggi pomeriggio, al Poggino, ha convocato le parti sociali per la festa di San Giuseppe lavoratore e della Giornata internazionale del lavoro. La festa del Primo maggio, festa delle lavoratrici e dei lavoratori.

“Nessuna espressione del lavoro – ha detto il vescovo – deve essere accantonata nella sua tutela. Non solo, ma le forme riduttive della qualità della persona e del lavoro in cui essa si esprime, come il lavoro nero, non possono essere in alcun modo tollerate e accettate”.


Viterbo - Il vescovo Orazio Francesco Piazza

Viterbo – Il vescovo Orazio Francesco Piazza


Il vescovo interviene poi sulle morti da lavoro. “La memoria dei caduti sul lavoro – sottolinea Piazza – deve far sì che cresca in tutte le componenti l’attenzione e la qualificazione delle norme necessarie che accompagnano questa esperienza decisiva della persona umana”.

“Parlare del lavoro e dei lavoratori – aggiunge Orazio Francesco Piazza – può portare a facili scelte di retorica. È fondamentale invece il riferimento al dato costituzionale e lo è altrettanto l’indicazione tracciata dalla dottrina sociale della chiesa che alla persona e alla sua dignità dà una determinazione rilevante attraverso l’opera che compie. La qualità del lavoro e la sicurezza nel lavoro rappresentano inoltre la possibilità di vivere questa esperienza come condizione di relazione umana in cui si realizza la necessità di far convergere le diverse prospettive sull’unico elemento centrale. Vale a dire la piena realizzazione della dignità dell’uomo”.


Lavoro - Un cantiere edile - Foto di repertorio

Lavoro – Foto di repertorio


“Il desiderio di incontrare i lavoratori – conclude il vescovo -, di ricordare le vittime del lavoro e la volontà di chiamare tutte le espressioni della realtà lavorativa mira a far sì che il lavoro sia sempre più considerato come condizione essenziale della realizzazione della persona umana”.

Daniele Camilli


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30 aprile, 2024

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