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Civita Castellana – (sil.co.) – “Non è un pedofilo, dipende tutto dal sorriso che ha perennemente stampato sulla faccia”, sostengono la madre, la fidanzata e il miglior amico dell’imputato.
È la vicenda giudiziaria del presunto pedofilo quarantenne di Civita Castellana. Era il 21 settembre 2021 quando la presunta vittima, una ragazzina all’epoca tredicenne, chiese in lacrime un passaggio a una signora del posto ferma in auto a uno stop, implorandola di accompagnarla dalla mamma. Poco dopo erano tutti presso la caserma dei carabinieri di Civita Castellana, mentre il successivo mese di febbraio per il quarantenne scattarono gli arresti domiciliari col braccialetto su richiesta della Dda di Roma.
Durante l’udienza di ieri del processo in corso davanti al collegio del tribunale di Viterbo hanno testimoniato la madre, la fidanzata e il miglior amico da sempre del presunto adescatore, i quali hanno spiegato come a trarre in inganno potrebbe essere stato il sorriso perennemente stampato sul volto dell’imputato, vittima alla fine degli anni Novanta di un terribile incidente mentre era a bordo della sua moto, un frontale con un’auto, in seguito al quale è rimasto per quattro mesi in coma, che pareva irreversibile, al reparto rianimazione dell’ospedale di Perugia.
“Invece si è ripreso, anche se ha subito dei danni cerebrali. Da allora lui sorride sempre a tutti, è un giocherellone, un buono, carino e garbato con tutti. Le ha detto ‘quanto sei bella’, ma senza malizia, perché è un sentimento che non gli appartiene. Lui non distingue maggiorenni e minorenni, giovani e anziani. Per lui è tutto rosa. Non vede cattiverie. Se gli chiedono soldi, lui li dà”, hanno detto.
E ancora: “È gentile con tutti quelli che incontra, sorride a tutti e saluta tutti. Quando ha capito cosa era successo, per via del braccialetto, si è chiuso in casa impaurito, non capiva cosa avesse fatto di male. La madre della bambina gli dava del pedofilo, se lo incontrava per strada. I ragazzini del paese ancora oggi lo prendono in giro, fanno branco e gli fanno il verso ‘non ci sorridi?'”.
“Non si può dire quanto abbia sofferto, quanto stia soffrendo per questa vicenda. Ha i suoi gatti, le sue piante, fa lunghe passeggiate, va in bicicletta o sul monopattino. Tutti lo conoscono per la sua immensa bontà verso tutti”, hanno detto i testi del difensore Luigi Mancini sentiti davanti alla pm Eliana Dolce.
Tra agosto e settembre di tre anni fa, secondo l’accusa il quarantenne avrebbe ripetutamente importunato la tredicenne, ammiccando e facendo apprezzamenti a sfondo sessuale sul suo aspetto. Il successivo 18 febbraio è finito agli arresti domiciliari col braccialetto per stalking e indagato per violenza sessuale aggravata. Dopo meno di un mese, il 9 marzo 2022, l’uomo è stato rimesso in libertà con la misura cautelare del divieto di avvicinamento a meno di 50 metri dalla vittima dal tribunale del riesame.
Il quarantenne l’avrebbe guardata e le avrebbe sorriso e in una occasione le avrebbe detto che era bella, mentre un’altra volta le avrebbe chiesto se voleva salire in macchina. Ma niente più, la minore, sentita in tribunale a gennaio, avrebbe precisato che l’imputato non si sarebbe mai avvicinato né l’avrebbe mai toccata.
Il quarantenne è difeso dall’avvocato Luigi Mancini, mentre la famiglia della parte offesa è assistita dall’avvocato Alessandro Fortuna. La richiesta di giudizio immediato della Dda di Roma, che ha coordinato le indagini dei carabinieri, è stata accolta a ottobre 2022. Il processo riprenderà tra un mese.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
