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Tribunale - Imputato di stalking e violenza sessuale aggravata un quarantenne arrestato due anni fa - Sul caso hanno indagato i carabinieri coordinati dalla Dda di Roma

Tredicenne adescata, la vittima: “Una volta mi ha chiesto se volevo salire in macchina”

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Viterbo – (sil.co.) – È ripreso martedì con la testimonianza in aula della vittima minorenne, davanti al collegio del tribunale di Viterbo, il processo al presunto adescatore quarantenne imputato di stalking e violenza sessuale ai danni di una ragazzina tredicenne all’epoca dei fatti che, spaventata dalle attenzioni di quell’uomo adulto che avrebbe anche provato a farla salire sulla sua macchina, confidò tutto alla madre e al fratello facendo scattare le indagini coordinate dalla Dda di Roma, sfociate per l’indagato nel giudizio immediato. 


Carabinieri - foto d'archivio

Carabinieri – foto d’archivio


I fatti, avvenuti in un centro della provincia, risalgono all’estate del 2021. Tra agosto e settembre, il quarantenne avrebbe ripetutamente importunato la tredicenne, ammiccando e facendo apprezzamenti a sfondo sessuale sul suo aspetto. Il successivo 18 febbraio è finito agli arresti domiciliari col braccialetto per stalking e indagato per violenza sessuale aggravata. Dopo meno di un mese, il 9 marzo 2022, l’uomo è stato rimesso in libertà con la misura cautelare del divieto di avvicinamento a meno di 50 metri dalla vittima dal tribunale del riesame.

La presunta vittima, oggi quindicenne, non essendo stata la sua versione cristallizzata in sede di incidente probatorio, è stata ascoltata solo ora in tribunale, durante l’udienza che si è tenuta a porte chiuse due giorni fa, spiegando che avrebbe incontrato spesso l’imputato, che non avrebbe conosciuto, lungo la via dove si trovano la gioielleria della madre di lei e il bar dei genitori di lui. Il quarantenne l’avrebbe guardata e le avrebbe sorriso e in una occasione le avrebbe detto che era bella, mentre un’altra volta le avrebbe chiesto se voleva salire in macchina. Ma niente più, la minore avrebbe precisato che l’imputato non si sarebbe mai avvicinato né l’avrebbe mai toccata.

Il quarantenne è difeso dall’avvocato Luigi Mancini, mentre la famiglia della parte offesa è assistita dall’avvocato Alessandro Fortuna. La richiesta di giudizio immediato della Dda di Roma, che ha coordinato le indagini dei carabinieri, è stata accolta a ottobre 2022. Due anni e mezzo fa fu denunciato dalla madre e dal fratello maggiore della ragazzina, per la quale secondo l’accusa avrebbe avuto una vera e propria ossessione, arrivando a mettere in atto le condotte tipiche degli stalker, con appostamenti, pedinamenti e facendosi trovare nei luoghi da lei frequentati.

Il processo riprenderà in primavera. 


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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18 gennaio, 2024

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