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Viterbo - Il vescovo: “Va costruita una rete della solidarietà, del volontariato e della vigilanza sociale, ogni cittadino deve diventare sentinella dei bisogni di tutti” - Tre uomini trovati senza vita nella propria abitazione in meno di una settimana, due di loro dopo giorni se non addirittura mesi, in pieno centro storico

Orazio Francesco Piazza: “È necessaria un’insurrezione delle coscienze, in quelle persone morte da sole in casa c’è un po’ della nostra morte”

di Daniele Camilli
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Viterbo – “È necessaria un’insurrezione delle coscienze. Non possiamo lasciamo cadere nell’indifferenza degli eventi che rappresentano la punta di un iceberg”. Il vescovo di Viterbo, Orazio Francesco Piazza, dopo che tra lo scorso fine settimana e ieri, tre persone sono state trovate senza vita nella propria abitazione. Via Saffi, via delle Piaggiarelle e l’ultima a San Martino al Cimino. Due di loro sono morte in pieno centro storico senza che nessuno se ne fosse accorto. Da giorni se non addirittura, in uno dei due casi, da mesi

“Quanto accaduto – ha detto il vescovo – dovrebbe svegliarci. La sofferenza è stata grande, perché in quelle persone morte da sole in casa c’è un po’ della nostra morte. Va costruita una rete della solidarietà, una rete di un volontariato della vigilanza sociale. Ogni cittadino deve diventare sentinella dei bisogni di tutti”.

Viterbo - Il vescovo Orazio Francesco Piazza

Viterbo – Il vescovo Orazio Francesco Piazza


Una città che si accorge dopo mesi di due persone morte in casa, può considerarsi anch’essa una città che muore?
“Questo è il sintomo chiaro di quell’avvertimento che nel giorno di Santa Rosa ho rivolto alla città: dobbiamo rendere visibile la città degli invisibili, ossia delle persone che generalmente non sono tenuti in considerazione perché scompaiono dall’orizzonte della sensibilità pubblica concentrata solo su alcuni settori o alcune tematiche che possono avere una certa rilevanza. Qui si tratta invece di rilevanza umana, della dignità delle persone. Il giorno di Santa Rosa ho lanciato un grido di allarme, preoccupato di tanti invisibili”. 

Come si affronta il tema degli invisibili?
“Non possiamo affrontare e risolvere il tema degli invisibili se non cresce la sensibilità, l’attenzione e la cura. Ho invitato la comunità ecclesiale e la comunità civile a svegliarsi dal torpore. Perché è una sonnolenza che ha il sapore di morte”.

Il centro storico di Viterbo è spesso al centro di fatti di cronaca. E le due persone morte da sole in casa di qualche giorno fa, dimenticate da tutti, così come l’uomo trovato morto in casa ieri, non sono i primi. Cosa ne pensa della condizione sociale, in particolar modo del centro storico?
“Va costruita una nuova condizione sociale del centro storico attraverso nuove presenze e questo dovrebbe destare maggiore attenzione perché possa avere valore il centro storico. Un centro storico arricchito. La diversità delle presenze ci pone poi la domanda di come possano condividere lo stesso ambiente sociale e soprattutto devono essere incluse in una promozione di questa parte del contesto urbano. Più persone abitano il centro storico e più la città di Viterbo può esprimersi non solo in una memoria cristallizzata, ma in un dinamismo che prepara il futuro. E un centro storico che non vive è un centro storico che non avrà futuro”.

Come è possibile, secondo lei, che nessuno si renda conto che il proprio vicino di casa non c’è più e che nessuno si preoccupi, si faccia delle domande e intervenga per capire cosa sia successo?
“È il sintomo di quello che possiamo chiamare il passaggio dal torpore etico alla perdita del senso dell’etica comune. Quando in una comunità ci si concentra solo sui propri interessi personali senza le dinamiche della relazione in cui anche l’altro deve essere coinvolto, si possono creare delle schizofrenie sociali molto gravi, dimenticandosi il grosso delle persone che sono ai margini”.

Viterbo - Uomo trovato morto in via Saffi

Viterbo – Uomo trovato morto in via Saffi


Le persone trovate morte in casa non dovrebbero svegliarci da quello che lei definisce torpore etico?
“Certo, e faccio anche un appello. Quanto accaduto dovrebbe svegliarci. La sofferenza è stata grande, perché in quelle persone morte da sole in casa c’è un po’ della nostra morte. Anche il grande impegno che possiamo portare avanti non può mai raggiungere tutti se tutti non diventano parte per ogni persona. Dobbiamo renderci conto che questo è l’orizzonte sociale consentirà ai più fragili, ai dimenticati, agli emarginati, a coloro che sono arrivati nel nostro contesto di poter avere un minimo di dignità umana. E orizzonte sociale non vuol dire controllo sociale, ma tutela sociale. Credo che sia tempo di svegliarci dall’indifferenza. Accogliere la presenza della morte con indifferenza è un segnale che deve allertare le coscienze e creare un’attenzione sociale determinante”.

Che responsabilità hanno le istituzioni in merito a quanto è successo?
“È evidente come in tutte le realtà le istituzioni hanno responsabilità dirette e indirette. Anche la chiesa. È fondamentale che l’attenzione e la vigilanza sul territorio continui ad essere molto alta. Ed è altrettanto importante che strutture e mezzi siano resi adeguati a queste necessità. La capillarità dei bisogni del territorio e della città nel suo complesso deve avere bisogno di quelle sollecitazioni di attenzione condivisa. Serve una rete delle solidarietà. Abbiamo tante associazioni. Associazioni che devono allertare un osservatorio sociale. Non solo delle persone che vanno alla Caritas o ad altre associazioni di volontariato. È fondamentale allungare lo sguardo. Abbiamo bisogno di un volontariato della vigilanza sociale. Ogni cittadino deve diventare sentinella dei bisogni di tutti”.

In tal senso, cosa dovrebbero fare le istituzioni?
“Le istituzioni devono curare maggiormente la trama di queste relazioni, mettendo a punto le strutture che possano essere necessarie sui temi della sicurezza sociale, dei bisogni e di quella che è la valorizzazione delle potenzialità che abbiamo attraverso tutte le associazioni che lavorano sul territorio. Istituzioni, terzo settore e coscienza sociale dei cittadini devono camminare insieme. Perché se non si crea questa sinergia, potremmo anche avere capacità di intervento settoriale ma non potremo avere la capacità di prevenire o, a tempo opportuno, intervenire su delle necessità. Le istituzioni, ciascuna secondo la propria responsabilità, devono creare uno spazio di condivisione, tenendo bene in evidenza che le morti di questi giorni non sono segnali di piccolo conto”.

Quando c’è indifferenza, abbandono, povertà, ci sono poi persone che ne pagano il prezzo. C’è anche una violazione della dignità e dei diritti umani. In un’enciclica di tanti anni fa, la Populorum progressio, papa Paolo VI scrisse che quando i diritti umani sono violati allora è giusto ribellarsi, è giusto insorgere. Lei cosa ne pensa?
“È necessaria un’insurrezione delle coscienze. Non possiamo lasciarci cadere nell’indifferenza degli eventi che rappresentano la punta di un iceberg. Ci sono tante povertà nascoste. Ci sono tanti disagi che accompagnano il nostro quotidiano. Laddove l’indifferenza diventa il segnale vivente di una società capitalistica concentrata sul denaro, sull’affermazione di sé, autoreferenziale, esclusiva sull’interesse di parte, è ovvio che la coscienza sociale è di là da venire. Dobbiamo attivare la coscienza sociale e rendere, ripeto, ogni cittadino sentinella del bene condiviso. La sofferenza deve avere come risposta un risveglio delle coscienze. Non possiamo essere indifferenti, perché in quelle morti c’è una parte della nostra morte. Un po’ di noi è morto con quelle persone. Quando pensiamo alle dinamiche sociali dovremmo concretizzarle con il volto delle persone e con i problemi che l’accompagnano. Non come temi generici e teorici, ma nella concretezza del vissuto”.

Cosa significa concretezza del vissuto?
“Concretezza del vissuto significa bisogno della cura e attenzione dell’altro. Dobbiamo imparare a ‘sostare’, cioè stare accanto. E per farlo dobbiamo anche saper stare accanto. Un modello che dobbiamo riscoprire. Perché c’è salvezza nella misura in cui la rendiamo possibile”.

Daniele Camilli


Articoli: Uomo trovato morto in casa a San Martino al Cimino – Un altro uomo trovato morto in casa, da giorni era irreperibile – Morto da solo in casa e nessuno se ne è accorto per mesi – Uomo trovato morto in casa a via Saffi


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11 aprile, 2024

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