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Viterbo - L'Unitus ha inaugurato il nuovo master di archeologia preventiva – Sinergia tra il mondo accademico, le soprintendenze e le imprese

Da archeologo a progettista, una nuova figura professionale

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La soprintendente Margherita Eichberg

La soprintendente Margherita Eichberg


Viterbo – Una nuova figura professionale al passo coi tempi: l’archeologo preventivo. O meglio, una figura antica (il nome lo indica senza dubbio) che si cali nel mondo moderno, mantenendo le basi nel passato. Un archeologo che entri nella progettazione, ad esempio, delle infrastrutture (di trasporto ed energetiche) con la stessa dignità professionale di un ingegnere o di un architetto, e si affianchi a loro senza timori reverenziali.

Spiega il coordinatore del master, Giancarlo Pastura, archeologo di Italferr, del gruppo Ferrovie dello Stato: “A seguito delle linee guida per l’archeologia preventiva, emanate nell’aprile 2022, viene definito in modo più puntuale il ruolo dell’archeologo“. Ridefinizione che si inquadra “nella catena progettuale delle opere pubbliche ma anche degli interventi privati”.

Da qui, la partenza di un master in archeologia preventiva, che l’università di Viterbo ha promosso insieme a un tavolo di attori come ministero della Cultura, Italferr, Direzione generale archeologia belle arti e paesaggio (in parole povere la Soprintendenza), Ica (Istituto centrale per l’archeologia), Direzione generale musei. Un master con 60 iscritti, numeri positivi in controtendenza rispetto al calo degli ultimi anni, quando, a causa della mancanza di sbocchi lavorativi, le facoltà e i master di archeologia facevano fatica ad attrarre studenti.


Il coordinatore del master Giancarlo Pastura

Il coordinatore del master Giancarlo Pastura


I contenuti trattati sono caratterizzati dal parallelismo tra competenze contestualizzate al settore archeologico ed elementi di management. Il corso mira da un lato a formare figure professionali in grado di progettare le trasformazioni del territorio, ottimizzando l’interazione tra patrimonio archeologico e sviluppo infrastrutturale; e dall’altro favorire la competitività dei committenti, contribuendo a una migliore qualità dei progetti, una maggiore sostenibilità ambientale delle opere, una corretta gestione del rischio archeologico e un’ottimizzazione dei costi.

Il direttore Unitus academy Alessandro Sterpa ha spiegato: “Con tale master, il rettore ha voluto offrire uno strumento post laurea magistrale e triennale. Così completiamo l’offerta formativa. Il master mette insieme soggetti privati e pubblici. Non è scontato: quando l’università si contamina con altri settori, allora si ottiene il meglio”. Hanno poi preso la parola i responsabili di Italferr.

Per Massimo Comedini “l’archeologo è un progettista: non si può fare un’opera senza un esame dei rischi e quindi fare, prima, gli scavi. Oggi l’archeologo è un progettista a tutti gli effetti. Ci sono le sovrintendenze e le imprese che ci supportano. Un mondo che deve collaborare. Per noi è importante da un lato mettere a frutto la nostra esperienza e farvi capire quanto sia vitale questo settore (ricerca e sviluppo in primis, intelligenza artificiale), dall’altro si spera che siano formate delle figure che oggi mancano”.

Francesca Frandi (Italferr) si rivolge agli studenti nell’aula magna del complesso universitario di via San Carlo: “Il nostro è un mondo complesso e importante, in quanto noi lavoriamo a realizzare un interesse pubblico. L’archeologia preventiva è complessa, e voi con questo master vedrete le sfaccettature di questo mondo”.

Insomma, un lavoro di squadra tra varie figure professionali. E qui, l’archeologo preventivo, l’archeologo progettista è parte importante.


I partecipanti in aula

I partecipanti in aula


Cristina Anghinetti, di Archeoimprese: “Le nostre imprese lavorano in tutta Italia. Studenti diventati professionisti hanno avuto la visione e il coraggio di calarsi nel mondo reale e diventare imprenditori: fare velocemente ciò che si deve fare, sapendo dialogare con le soprintendenze, ma con la coscienza di essere archeologi. Per questo, formeremo degli studenti che diventeranno professionisti competenti, e che magari saranno nostri concorrenti. Ma noi siamo archeologi diventati imprenditori. Vi insegneremo a gestire strumenti e metodi, ma soprattutto una mentalità”.

All’inaugurazione, la soprintendente Margherita Eichberg: “In un territorio che da 1500 anni è agricolo, l’archeologia preventiva è importante perché permette, prima di trasformare il territorio, di capire cosa si è conservato e decidere il potenziale di valorizzazione del territorio stesso”.


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13 maggio, 2024

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