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Valentano – (sil.co.) – Fece sette chilometri scalza e sanguinante per scappare dalle botte del marito, assolto pastore del lago di Mezzano.
L’uomo l’aveva picchiata a sangue nel casale isolato delle campagne di Valentano dove vivevano coi due figli, occupandosi di pastorizia in una tenuta sul lago di Mezzano dell’imprenditore Piero Camilli.
Camilli, dopo il violento episodio e il divieto di avvicinamento che fu imposto alla moglie per consentire all’uomo di mantenere il lavoro, si è adoperato tramite il difensore Enrico Valentini per garantire sicurezza e occupazione a entrambi.
In breve i componenti della coppia, d’origine romena, avrebbero ripreso a frequentarsi e fu la stessa donna a chiedere la revoca della misura cautelare andando lei stessa in caserma.
Il marito, ieri, è stato assolto dai reati di lesioni e maltrattamenti in famiglia, come chiesto dallo stesso pm Michele Adragna, mentre è stato condannato a 4 mesi di arresto con sospensione della pena per il fucile e le munizioni detenuti illegalmente, che avrebbe utilizzato per scoraggiare gli assalti dei lupi alle greggi a lui affidate.
Un reato, quello legato alle armi, ritenuto particolarmente grave, per cui l’accusa ha chiesto una condanna a un anno e due mesi di reclusione.
Era l’ora di pranzo del 13 gennaio 2022 quando la moglie si rifugiò nella caserma dei carabinieri più vicina, dopo essere corsa a piedi nudi e sanguinante per sette chilometri.
La donna, dopo un breve periodo trascorso in un alloggio sicuro messo a disposizione dal datore di lavoro tra l’Alta Tuscia e la Toscana, ha perdonato il marito rimettendo la querela, quindi, pur non ricorrendo alla separazione, è tornata in patria, senza più tornare in Italia e senza mai testimoniare al processo.
“Si è trattato di un’aggressione dirompente – ha sottolineato il pm Adragna – avvenuta in un quadro di conflittualità dive anche la parte offesa alimentava le intemperanze. Non si riesce a dare costrutto al reato di maltrattamenti in famiglia, il fatto non sussiste. Mentre per quanto riguarda le lesioni è un non luogo a procedere per remissione di querela da parte della persona offesa”.
“Restano l’arma e le munizioni possedute senza alcun titolo, arma non censita e lui non detentore”, ha concluso, chiedendo un anno e due mesi di reclusione per l’imputato.
Sentito anche l’avvocato Enrico Valentini, il collegio presieduto dal giudice Daniela Rispoli, dopo una breve camera di consiglio, ha condannato il pastore a 4 mesi di arresto per la ermi, con sospensione della pena.
“Una sentenza che conferma quanti questa difesa ha sempre sostenuto. Si è trattato di un episodio che, per le modalità, ha avuto grande risonanza mediatica, ma da qui ai maltrattamenti ne corre, come ha dimostrato la stessa persona offesa rimettendo la querela”, il commento del legale.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


