Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Caro Direttore,
nei miei anni di lavoro al TG1 ho avuto il piacere e l’onore di collaborare con tantissimi giornalisti dall’alto valore umano e professionale. Una grande scuola di formazione, sicuramente un’eccellenza in Italia, che mi ha fatto scoprire l’arte del giornalismo e la grande passione legata a questo straordinario mestiere.
Ho visto realizzare delle autentiche perle di informazione televisiva che mi hanno stimolato fortemente a diventare giornalista della carta stampata nel 2004.
Ma sicuramente le giornate con il più alto valore professionale le ho vissute durante le mie collaborazioni con gli inviati di guerra.
Negli anni molti ci hanno lasciati: ed oggi se ne è andato Franco di Mare.
Persona gentile, garbata, sorridente: non credo di averlo mai visto imbronciato o di cattivo umore. Mi ricordo solo un grande sorriso quando mi chiedeva di cercare qualche immagine di repertorio per realizzare i suoi servizi che di sovente erano dedicati alle zone calde del pianeta dove erano in corso dei conflitti.
Poi un giorno, visto che mia madre era una grandissima estimatrice di Franco di Mare, mi regalò il suo libro “Non chiedere perché” ispirato ad una storia vera “… nell’inferno di Sarajevo…”
E purtroppo, nell’amarezza di aver letto oggi della scomparsa di un grande maestro e professionista, mi è subito balenata in testa quella maledetta espressione: la sindrome dei Balcani. Franco di Mare è una vittima della sindrome dei Balcani. Una vittima del lavoro come tante vittime del dovere che ancora oggi cercano risposte.
Oltre all’uranio, sono impoverite le coscienze di chi non ci ha mai voluto dire la verità su questa vicenda.
È ora di dare giustizia ai morti.
E soprattutto ai vivi.
Edoardo Ciocchetti
Dipendente Rai 1998 – 2004
– È morto il giornalista e inviato di guerra Franco Di Mare
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