Sport – Calcio – Fc Viterbo – Massimiliano Nardecchia
Viterbo – “Nel calcio, così come nella vita, per costruire qualcosa di buono serve pazienza”. A parlare è Massimiliano Nardecchia e il riferimento, ovviamente, è tutto sull’esonero arrivato all’inizio di novembre quando era alla guida della Fc Viterbo.
A bocce ferme, o meglio a pallone fermo, è tempo di bilanci e quello della squadra gialloblù è piuttosto negativo con il settimo posto raggiunto distante anni luce da quella prima piazza che era l’obiettivo di inizio stagione. E il -21 dalla testa della classifica, in questo senso, lascia poco spazio all’immaginazione.
L’arrivo di Massimo Castagnari non ha portato gli effetti sperati e il tecnico, tolte le due partite finali con Francesco Cerci in panchina, ha chiuso con una media leggermente inferiore rispetto al suo predecessore: 1,63 a partita per Nardecchia (18 punti in 11 giornate), 1,57 per Castagnari (33 punti in 21 giornate).
Massimiliano Nardecchia, ha continuato a seguire la Fc Viterbo anche dopo l’esonero?
“Sì. Ho seguito la squadra attraverso le immagini televisive. Ho visto anche tante partite sia di Eccellenza che dei campionato superiori, sopratutto serie B e serie C”.
Come giudica la stagione dei gialloblù?
“Il proposito era quello di raggiungere il primo o il secondo posto ed essere arrivati settimi è un fallimento. Dispiace ma ci sta. E i motivi sono tanti”.
A sei mesi di distanza, che idea si è fatto del suo esonero?
“Purtroppo nel calcio ci si lascia prendere spesso dall’emotività. Gli esoneri in generale vanno fatti con criterio ma tante volte non funziona così. Basta guardare, per esempio, anche la serie A con una squadra come il Napoli che ha cambiato tre allenatori e non ha raggiunto nessun obiettivo”.
Crede che anche nel suo caso ci sia stata un’eccessiva fretta?
“Il mio esonero è stato strano perché la squadra si trovava a 6 punti dal primo posto. È stato esagerato. Il problema, poi, è che nelle 4-5 partite seguenti sono stati fatti pochi punti perché un nuovo allenatore ha sempre bisogno di tempo per inquadrare la situazione. E in casi del genere si perdono punti preziosi che nel caso della Fc Viterbo sono risultati fatali. La gestione è stata scellerata”.
Sente ancora la vicinanza dei tifosi?
“Sì. Sia la loro che quella dei giocatori che insieme ai supporter sono la parte sana del calcio. Anche nelle altre piazze, con i giocatori, ho sempre avuto rapporti eccezionali”.
Con la squadra, quindi, il rapporto umano era buono?
“Certamente. Con i rapporti umani ottimi, come quello che c’era alla Fc Viterbo, si creano percorsi vincenti. Tutto il contrario di quello che accade con gestioni approssimative”.
Per un “quasi viterbese” come lei è stato difficile dire addio al progetto?
“Ci sono rimasto molto male perché sognavo di poter arrivare a livelli consoni insieme alla città. Per farlo, però, bisogna avere fiducia. Bisogna saper costruire e soprattutto avere pazienza”.
La squadra era ancora in costruzione. Anche questo non ha aiutato?
“Sì. Avevo una rosa non ancora al completo. L’obiettivo, accordato con la società, era arrivare fino a gennaio aggrappati alle prime per poi fare acquisti mirati come il Rieti e provare a rientrare in corsa. Il progetto, purtroppo, si è infranto poco dopo. Bisogna avere un minimo di progettualità e fede nelle persone che si scelgono”.
Sta pensando al suo futuro?
“A stagione in corso mi ha cercato una squadra dello stesso girone della Fc Viterbo ma non era a conoscenza del fatto che non si poteva prendere un allenatore proveniente dallo stesso girone. Il discorso si potrebbe riaprire ma nel frattempo mi guardo intorno”.
Cosa pensa della questione stadio?
“Dispiace. Ha sicuramente influito l’inesperienza della giunta che potrebbe aver preso la cosa presa un po’ alla leggera. Il tempo, poi, passa e ci si trova ingarbugliati in una situazione da cui si fa fatica a uscire. Penso e spero che si risolverà tutto. Bisogna considerare l’importanza del calcio sia in Italia che a Viterbo. È una risorsa fondamentale per la gente e per i tifosi. Bisogna capire che lo stadio va dato a chi può svolgere un programma giusto e importante”.
Samuele Sansonetti
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