Viterbo – Nas al centro geriatrico Giovanni XXIII, chiusa dal comune la casa – albergo. La struttura non sarebbe autorizzata, accertate poi “numerose criticità assistenziali e amministrative”. Tutto, nero su bianco, in una ordinanza del comune.
L’ordinanza, emessa dal comune su indicazione del comando dei carabinieri dei Nas, chiude “24 mini-appartamenti che ospitano 16 persone che usufruiscono dei servizi erogati dalla asp, come mensa, pulizia, lavanderia, servizio infermieristico, portineria”, come scritto nel documento.
Con una ordinanza dirigenziale il comune di Viterbo dispone “la chiusura della struttura denominata casa-albergo all’interno del centro geriatrico Giovanni XXIII in strada Teverina, gestito dalla asp Giovanni XXIII”. Non basta, il comune “incarica la polizia locale per l’esecuzione del procedimento, per l’applicazione delle sanzioni amministrative e per la relativa vigilanza. e avverte che “la destinazione degli ospiti dovrà essere comunicata ai Servizi Sociali del comune e ai Nas che chiedono espressamente di essere messi a conoscenza”.
L’ordinanza dirigenziale del 20 maggio 2024 del comune di Viterbo, settore Servizi Sociali, ha disposto la “chiusura della struttura denominata casa-albergo”, gestita dalla asp Giovanni XXIII. La decisione segue un’ispezione condotta dai carabinieri per la tutela della salute (Nas) il 6 marzo 2024, che ha rilevato l’assenza di autorizzazioni per l’esercizio delle attività di casa-albergo, nonostante fossero disponibili autorizzazioni solo per funzioni di casa di riposo. Inoltre, i Nas hanno evidenziato “numerosi criticità assistenziali ed amministrative”.
A seguito dell’ispezione, viene spiegato nell’ordinanza, è stata constatata l’errata classificazione dei mini-appartamenti utilizzati nella struttura, che però sarebbero stati concessi con “regolare locazione senza alcuna fruizione dei servizi relativi alla casa di riposo per anziani adiacente”, secondo il referente della struttura, presente alla verifica fatta dai Nas.
La carta dei servizi della struttura non corrispondeva alle attività svolte, poiché menzionava la dizione “casa-albergo” senza un titolo autorizzativo valido per tale uso.
Dopo aver ricevuto “nuova comunicazione” da parte dei Nas e non avendo ottenuto risposte alle “richieste di integrazione documentale”, l’ordinanza ha stabilito la chiusura della struttura e lo spostamento degli ospiti in altra sede adeguata, comunicando tali misure agli enti e alle autorità competenti, inclusi i Nas, l’Asl, e la regione Lazio.
Il provvedimento, va detto, può essere oggetto di ricorso sia al Tar Lazio che al presidente della Repubblica “entro 60 giorni dalla notifica del presente provvedimento” e “entro 120 giorni dalla notifica del presente provvedimento”, rispettivamente.
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