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Viterbo - Il Comitato invisibili della sanità chiede un impegno concreto nei loro confronti da parte delle istituzioni

“Operatori del centralino di Belcolle e Cup, prestiamo servizi impegnativi e abbiamo poche tutele…”

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Belcolle - L'ospedale visto dall'alto

Belcolle – L’ospedale visto dall’alto

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Leggiamo sulla stampa che la sanità viterbese cambierà volto: “Il più grande investimento sul personale della sanità pubblica laziale degli ultimi vent’anni, quello varato dal presidente della Regione Francesco Rocca”, 8mila nuove assunzioni in pianta stabile, 536 delle quali nella Asl di Viterbo a cui si aggiungono 1.541 contratti precari da stabilizzare nell’anno in corso.

E’ sicuramente una bella notizia, eppure per noi sembra l’ennesima beffa, la conferma della nostra incomprensibile invisibilità.

Chi siamo? Siamo gli operatori del centralino di Belcolle, quelli che durante la pandemia sono stati pressoché gli unici interlocutori con i famigliari disperati che non avevano notizie dei loro familiari ricoverati, che 24 ore su 24 abbiamo cercato di dare speranza anche se non era il nostro compito.

Quelli che certamente non si considerano “eroi” come medici e paramedici e che, tuttavia, nel momento peggiore dell’epidemia non si sono sottratti dal proprio dovere recandosi a Belcolle giorno e notte per garantire un servizio forse meno nobile ma altrettanto necessario.

Siamo anche gli operatori dei Cup, che ogni mattina riceviamo centinaia e centinaia di utenti con la difficoltà di combattere con liste di attesa spesso indecorose per un Paese che si ritiene civile e che talvolta sono soggetti ad aggressioni che solo il plexiglass mantiene a livello verbale.

Perché siamo amareggiati?

Perché siamo lavoratori figli di un dio minore, tenuti a prestare servizi impegnativi a condizioni diverse, inferiori a quelle dei nostri colleghi dipendenti della Sanità, anche precari ma che tuttavia – come nel caso di questi giorni – di tanto in tanto usufruiscono di una giusta stabilizzazione.

Noi, invece, siamo dipendenti privati che complessivamente da più di trenta anni prestano servizi in appalto; alcuni di noi erano un tempo lavoratori interinali, altri assunti da società appaltatrici avvicendatesi nel corso degli anni.

In quanto tali, possediamo poche tutele, siamo turnisti ma non ci spetta buono pasto, una notte di lavoro ci viene retribuita con la maggiorazione di ben 1 euro all’ora e, ad ogni cambio di appalto seguente a gare al ribasso, ci viene applicato un contratto che ci abbassa il salario.

I nostri colleghi di serie A ricevono lo stipendio regolarmente nel mese mentre a noi ci tocca aspettare la metà del mese successivo e ci sono appaltatori che pagano anche con grande ritardo.

Solo i presidenti Marrazzo e Polverini avevano capito che sarebbe stato più, giusto, equo e soprattutto meno costoso per la Sanità pubblica, internalizzarci e risparmiare il costo del profitto riconosciuto agli appaltatori ma, purtroppo per noi, sappiamo come sono andate le cose.

Anche il consigliere regionale Valentini, unico nel panorama politico locale, si interessò a noi ma la furia etica dell’Anac e di chi doveva dimostrare di essere onesto non permise di deflettere dalla scelta di proseguire con appalti al massimo ribasso.

Quanto al sindacato, con la unica eccezione del Cobas regionale e di Domenico Teramo che si sta battendo strenuamente, il massimo ottenuto è stata la rassicurazione dell’inserimento di clausole sociali nei bandi di gara per il mantenimento del posto di lavoro.

Crediamo che se Lama, Carniti e Benvenuto potessero sapere quel che succede a Viterbo e nel Lazio si rivolterebbero nella tomba e che la politica di Andreotti, Craxi, Berlinguer e Almirante non avrebbe mai permesso tali discriminazioni.

Eppure – questa è la questione di difficile comprensione – non siamo pochi!
In tutta la regione saremo oltre duemila lavoratori in queste condizioni e se si includessero anche i familiari dovremmo costituire un bacino elettorale di indubbio interesse per ogni forza politica…

Non parliamo di voto di scambio, anche se poi vale solo per i poveracci come noi, no, no, parliamo di giusto riconoscimento dell’impegno di chi volesse prendersi a cuore una causa di giustizia e sicurezza sociale che andrebbe onestamente premiato.

Per questo ci rivolgiamo a voi, che avete titolo per decidere dei nostri destini, per chiedervi un impegno concreto a nostro favore, per sapere se ritenete giuste le nostre rivendicazioni o se, anche per voi, siamo e continueremo ad essere invisibili.

Comitato invisibili della sanità


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14 maggio, 2024

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