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Lettera al direttore - Biagio Camillo Stefani scrive alla stampa e alle istituzioni: "Lanciata una petizione e fatta un'interrogazione parlamentare dall'onorevole Salvatore Deidda e cofirmata da Mauro Rotelli e Carmine Fabio Raimondo"

“Patenti di serie A e serie B per i cittadini extra UE che si trasferiscono in Italia, una situazione paradossale…”

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Alla guida di un'auto

Alla guida di un’auto

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Gentile direttore,

mi rivolgo alle istituzioni e agli organi di informazione per rappresentare una situazione paradossale che di fatto delinea patenti di guida di “serie A” e di “serie B”. A pormi il problema è un caro amico pensionato italo-americano trasferitosi a Roma da alcuni anni e che, proprio per questo, sta valutando l’idea di ritornare negli Stati Uniti. Faccio presente che quanto segue è già stato esposto in una lettera al presidente della repubblica, nonché oggetto di un’interrogazione parlamentare del 22 novembre 2023 presentata dall’onorevole Salvatore Deidda e co-firmata dagli onorevoli Mauro Rotelli e Carmine Fabio Raimondo, che ringrazio.

Quando un cittadino straniero extra-UE decide di trasferirsi stabilmente in Italia per lavoro, studio, pensione o altre ragioni, come ad esempio la residenza elettiva, si pone tra i primi problemi da affrontare quello della patente di guida, senza la quale nella società odierna quasi nessuno è in grado di condurre una vita normale. A questo punto entra in gioco la discriminante nazionale: in pratica, se il cittadino straniero possiede la patente di uno stato “convenzionato” con l’Italia tramite i cosiddetti accordi di reciprocità (i quali consentono di convertire la patente di origine in patente italiana) per un anno potrà guidare con la patente della propria nazione (accompagnata dalla patente internazionale) e dopo un anno convertirla in patente italiana, senza alcun esame. Questa è la situazione che definisco patente di “serie A”, privilegiata.

Per i cittadini stranieri di altri stati extra-UE, tra cui Stati Uniti, Canada e Australia che non hanno sottoscritto gli accordi di reciprocità con l’Italia, le cose si complicano. Infatti per un anno intero possono guidare senza problemi sulle strade italiane, ma allo scadere del tempo sono costretti a sottoporsi agli esami teorici e pratici, esattamente come ogni diciottenne italiano che non ha mai guidato prima, con tutte le difficoltà che potrebbero incontrare con i quiz attuali a causa della conoscenza linguistica giocoforza inferiore a quella di un italiano madrelingua. Questo il caso delle patenti che io definisco di “Serie B” ovvero svantaggiate. Così accade che molti di loro, spesso italo-americani con cittadinanza italiana, dopo una vita di lavoro e sacrifici oltreoceano decidono di tornare nelle loro terre d’origine (o in quelle della loro famiglia), portando con loro esperienze e capitali che investono in Italia, e che decidono di andare via di nuovo perché impossibilitati a conseguire la patente italiana.

Un necessario chiarimento: gran parte di queste persone sono statunitensi e per loro, oltretutto, è impossibile usufruire di un accordo di reciprocità, in quanto i loro “permessi di guida” non sono rilasciati dallo stato federale USA ma dai singoli stati e, pertanto, l’Italia dovrebbe sottoscrivere 50 accordi, quanti sono gli stati USA, con tutte le complicazioni che possono derivare da ciò. Anche un italiano che si trasferisce negli Stati Uniti deve conseguire la loro patente, ma in questo caso, se già in possesso della patente italiana, può avvalersi di una procedura agevolata e di un interprete che lo aiuta nella comprensione dei quiz. In Italia, invece, ciò non avviene: niente agevolazioni né interpreti. Fargli sostenere poi anche la prova pratica, onestamente, mi risulta offensivo, dato che il più delle volte si tratta di persone che hanno guidato per decenni nelle strade del paese in cui hanno vissuto.

Non solo: fino al 2011 in Italia era possibile sostenere gli esami in altre sette lingue adottate dall’ufficialità idiomatica dell’Onu, ma questa facoltà è stata eliminata ed ora è concessa solo per il francese e il tedesco, al fine di favorire rispettivamente i cittadini della Valle d’Aosta e della provincia autonoma di Bolzano. I motivi di tale cambiamento non mi sono noti. Allo scopo di ripristinare la possibilità di sostenere gli esami anche in inglese, il 16 ottobre 2019 è stata sottoscritta da centinaia di cittadini statunitensi una petizione (https://www.change.org/p/ministero-delle-infrastrutture-e-dei-trasporti-ripristino-esame-patente-in-lingua-straniera ) inviata al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), secondo cui invece sembra che sia indispensabile superare i quiz in lingua italiana in quanto la segnaletica stradale è scritta in italiano e non in inglese. A parte che la segnaletica è realizzata soprattutto attraverso simboli universali posti sui segnali e a parte che in autostrada gli avvisi sono doppia lingua (italiano e inglese), una domanda sorge spontanea: ma gli albanesi, i brasiliani, gli algerini ecc., che convertono in automatico la patente senza sostenere esami di teoria né di pratica, leggono l’italiano della segnaletica meglio degli americani? Io qualche dubbio ce l’ho.

Inoltre, e qui il paradosso si fa veramente enorme, uno statunitense che viene in Italia con un visto turistico (massimo 3 mesi) per due volte l’anno (quindi per 6 mesi all’anno) per un numero di anni senza limitazioni, può guidare regolarmente con la sua patente senza necessariamente conoscere la lingua italiana. Domanda: per lui non si pone il problema della segnaletica scritta in italiano? E se un cittadino Usa si trasferisce stabilmente in Italia e compra un’autovettura, dopo un anno è pressoché impossibilitato a guidare. Ma se lo viene a trovare un congiunto e si ferma da lui per i 6 mesi del visto turistico, quest’ultimo potrà guidare senza problemi. Credo inoltre che facilitare il trasferimento e la permanenza in Italia di stranieri extra-UE, soprattutto se provenienti da paesi come gli USA il Canada e l’Australia, abbia anche un notevole ritorno di esperienza ed economico a favore dell’Italia.

Per questo motivo mi rivolgo alla stampa e ai cittadini affinché possano condividere queste mie considerazioni e porre all’attenzione degli organi competenti questo problema che conosce bene solo chi lo vive sulla propria pelle. Anche l’ambasciata degli Stati Uniti non ha fin qui dimostrato grande attenzione al problema. Grazie per l’attenzione.

Biagio Camillo Stefani


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29 maggio, 2024

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