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Perseguita ex compagna di scuola ritrovata su Instagram, un anno per stalking

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Viterbo – (sil.co.) – Condannato a un anno di reclusione il ventenne campione di stalking, cui il giudice Daniela Rispoli ha inflitto mercoledì anche il pagamento di una provvisionale di 4mila euro alla vittima cui è stato riconosciuto il risarcimento dei danni da quantificare in sede civile. Si tratta di una ex compagna di scuola, ma non di classe, intercettata su Instagram, dopo di che si sarebbe convinto che tra loro ci fosse qualcosa, nonostante lei non gli abbia mai dato speranze. L’accusa, pur riconoscendo la sussistenza del reato, aveva chiesto la non imputabilità per parziale vizio di mente. 


Violenza di genere - Foto di repertorio

Violenza di genere – Foto di repertorio


Persona offesa una coetanea dell’imputato, parte civile con l’avvocato Andrea Racioppa, che all’ultima udienza di uno dei tre processi per fatti collegati a carico del giovane si è battuto per ottenere la condanna dopo che il pm Michele Adragna aveva chiesto l’assoluzione in seguito alle due perizie psichiatriche per cui l’imputato è ricoverato al reparto detenuti dell’ospedale di Belcolle. 

Reparto da cui il ventenne, considerato socialmente pericoloso, ha tentato di evadere lo scorso 12 aprile, subito riacciuffato dalla polizia penitenziaria. 

“Quando è stato processato e condannato per rapina non è emerso che avesse problemi mentali, che invece guarda caso sono venuti fuori dopo la denuncia per stalking del settembre 2022 da parte della mia assistita. Nel frattempo si è diplomato e ha preso la patente”, ha detto il legale di parte civile durante la discussione.

Due le perizie affidate dal tribunale agli psichiatri Jacopo Bruni e Tiziana Amici nell’ambito dei procedimenti a carico del giovane, secondo cui il ventenne sarebbe parzialmente incapace di intendere e di volere e socialmente pericoloso.

Per questo non imputabile, secondo l’accusa, a causa del vizio parziale di mente. Non secondo la difesa della parte offesa, per cui è socialmente pericoloso e va sottoposto a misura di sicurezza, ma è consapevole dei suoi gesti.

“Il giorno in cui lo hanno convocato i carabinieri in caserma per riferirgli della denuncia, pur non sapendo ancora di cosa si trattasse, di cosa fosse accusato né da parte di chi, si è subito precipitato a casa della vittima, per cui era più che consapevole di quello che aveva commesso e che era un reato. Era già un anno che andava avanti, avendo lei sperato fino all’ultimo che la smettesse, e lui lo sapeva benissimo”, la conclusione del legale. 

“Gli ho detto subito che non ero interessata e che ero fidanzata – ha spiegato la stessa vittima, durante uno dei processi – ma lui continuava a voler venire a casa mia, a invitarmi a casa sua, eccetera. Dopo la denuncia ha scritto anche una lettera a mio padre, in cui parlava di me, di ‘noi’ e esprimeva il desiderio di conoscerlo e avere buoni rapporti con lui in futuro. A un certo punto mi ha minacciata di pubblicare dei manifesti. Mi ha terrorizzata, al punto da non uscire più da sola, da lasciare il lavoro. Sono anche tornata a dormire con mia madre, perché avevo paura di trovarmelo in casa di notte”.

Tra i tanti profili attraverso i quali l’avrebbe contattata, anche uno chiamato “American stalker”, rivolgendosi a lei come a una “zanzara senza sangue” e facendo pesanti allusioni a sfondo sessuale. “Sono tuttora terrorizzata”, ha ribadito più volte la parte offesa.

Una serie infinita di screenshot di messaggi, dimostrerebbe come, fino a quando gli ha risposto, la ventenne non abbia dato all’imputato alcuna chance per farsi illusioni.


L'avvocato Andrea Racioppa

L’avvocato di parte civile Andrea Racioppa


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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