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Tribunale - Parte civile una coetanea che non gli avrebbe mai dato speranze - Ai domiciliari col braccialetto, secondo lo psichiatra è socialmente pericoloso

Ventenne campione di stalking, minaccia la vittima su Instagram: “Mo’ te manno i giornalisti”

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Michele Adragna

Michele Adragna

Il sostituto procuratore Chiara Capezzuto

Il sostituto procuratore Chiara Capezzuto

Andrea Racioppa

L’avvocato di parte civile Andrea Racioppa

Viterbo – (sil.co.) – Campione di stalking, minaccia la vittima su Instagram: “Mo’ te manno i giornalisti”. Ventenne nei guai per una relazione sentimentale a senso unico. 

Nel senso che non si è arreso al rifiuto, perseguitando senza sosta, da aprile dell’anno scorso, una ragazza e anche i suoi familiari, ritenendo di essere vittima di un complotto e mettendo in atto condotte per cui è finito a giudizio con l’immediato per stalking, ricevendo nel frattempo un ulteriore avviso di fine indagine per lo stesso reato con le stesse parti offese.

Su di lui hanno indagato sia il pm Michele Adragna che la collega Chiara Capezzuto. Gli atti persecutori sarebbero proseguiti anche dopo il divieto di avvicinamento scattato a ottobre, fino a febbraio di quest’anno, con relativo aggravamento della misura degli arresti domiciliari col braccialetto. 

In una pennetta sono state trasfuse 150 pagine di screenshot. L’imputato, che sarebbe molto social, avrebbe fatto ampio uso di Instagram per molestare e minacciare la vittima, inviando messaggi sul proprio profilo del tipo “mo’ te manno i giornalisti lì a casa… oppure je tiro ‘na sassata a tu’ nonno… oppure tutti e due”.

E poi altre minacce “a mezzo stampa”: “Ho preso accordi con più di un giornale, domani ti adopererai per dire la verità e risolvere lo schifo che hai creato. Se entro venerdì sera non vengo scarcerato ve tiro addosso tanta di quella merda che pure quel sorcio de tu’ padre se troverà in difficoltà. Le lettere sono già pronte, vanno solo spedite, è l’ultima opportunità che hai per essere solo un brutto ricordo”.

Scriveva il 5 febbraio: “Posticipiamo la scadenza a lunedì però cerca di essere più convincente perché oggi ho parlato con un giornalista e sono stato vago ma quando attaccherò i manifesti col tuo cognome sarò più specifico”. 

Sottoposto a perizia psichiatrica nell’ambito del procedimento con giudizio immediato, l’imputato, un giovane non ancora 22enne, è stato giudicato all’udienza di oggi seminfermo di mente e socialmente pericoloso, in quanto affetto da disturbo delirante. Per lui, che finora avrebbe rifiutato ogni cura, è stato consigliato il ricovero per uno o due anni presso una comunità terapeutica.

Intanto il processo in cui è difeso dall’avvocato Heacliff Chiodi del foro di Roma va avanti. Parte civile con l’avvocato Andrea Racioppa la vittima. Le persone offese saranno sentite in autunno.

Agli arresti domiciliari col braccialetto elettronico, l’imputato, nel frattempo, ieri avrebbe violato nuovamente la misura, facendosi trovare accovacciato dietro una macchina parcheggiata in un vicoletto non lontano da casa, nel centro della provincia in cui vive.

Nessuno ha però chiesto un aggravamento, per cui resta ai domiciliari. In aula ha rilasciato spontanee dichiarazioni, leggendo uno scritto, per lamentare che è finito nei guai due volte in due anni, che “la parte offesa dice il falso” e chiedere la revoca della misura.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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5 luglio, 2023

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