Viterbo – (sil.co.) – Perseguita la vittima su Instagram, il perito: “Va curato in una struttura psichiatrica”.
Attualmente detenuto presso il reparto di medicina protetta dell’ospedale di Belcolle, in attesa di essere trasferito in una struttura psichiatrica piemontese, è il ventenne campione di stalking che dopo avere intercettato su Instagram una coetanea si sarebbe convinto che tra loro ci fosse qualcosa, nonostante lei non gli abbia mai dato speranze.
Uno dei processi a suo carico è ripreso nei giorni scorsi con l’ascolto del professionista che ha sottoposto il giovane a perizia psichiatrica, giungendo alla conclusione che il giovane soffra di un disturbo delirante della personalità, che avrebbe inciso sulla sua capacità di volere ma non di intendere, in grado di stare a processo ma socialmente pericoloso, a meno che non si sottoponga a cure.
“Il problema è proprio questo – ha spiegato il perito – lui rifiuta le terapie, rifiuta i colloqui e riesce a manipolare le persone per ottenere ciò che vuole o che non vuole. Serve un ricovero coatto, non appena arriverà il nulla osta della Asl al trasferimento, perché la struttura specializzata in psichiatria forense che è stata individuata è privata per cui va autorizzata la spesa”, ha spiegato il perito nominato dal tribunale.
È intanto difesa dall’avvocato Andrea Racioppa la vittima, che si è costituita parte civile e ha testimoniato in aula protetta da un paravento lo scorso mese di settembre.
Il ventenne imputato di stalking è un compaesano ritrovato sui social che, quando erano entrambi adolescenti, frequentava la sua stessa scuola media. Avendo perseverato nelle condotte, dopo un primo divieto di avvicinamento, è finito ai domiciliari col braccialetto elettronico e infine in carcere, l’estate scorsa, in seguito a un ulteriore aggravamento della misura.
“Gli ho detto subito che non ero interessata e che ero fidanzata, ma lui continuava a voler venire a casa mia, a invitarmi a casa sua, eccetera. Dopo la denuncia ha scritto anche una lettera a mio padre, in cui parlava di me, di ‘noi’ e esprimeva il desiderio di conoscerlo e avere buoni rapporti con lui in futuro. A un certo punto mi ha minacciata di pubblicare dei manifesti. Mi ha terrorizzata, al punto da non uscire più da sola, da lasciare il lavoro. Sono anche tornata a dormire con mia madre, perché avevo paura di trovarmelo in casa di notte”.
Tra i tanti profili attraverso i quali l’avrebbe contattata, anche uno chiamato “American stalker”, rivolgendosi a lei come a una “zanzara senza sangue” e facendo pesanti allusioni a sfondo sessuale. “Sono tuttora terrorizzata”, ha ribadito più volte la parte offesa.
Una serie infinita di screenshot di messaggi, dimostrerebbe come, fino a quando gli ha risposto, la ventenne non abbia dato all’imputato alcuna chance per farsi illusioni.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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