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Tribunale - Prelevato in casa dai carabinieri, fu allontanato dall'abitazione e anche dai due figli minori - È stato condannato per abuso dei mezzi di correzione

Assolto dall’accusa di maltrattamenti, denuncia la ex per calunnia: “La mia vita è stata annientata”

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Vincenzo Petroni

L’avvocato Vincenzo Petroni – Difende la ex

Monterosi – (sil.co.) – Assolto dall’accusa di maltrattamenti, denuncia la ex per calunnia.

Presunta vittima un 41enne di Monterosi, prelevato a casa dai carabinieri il 27 luglio 2017, portato in caserma e allontanato il giorno stesso dall’abitazione familiare, dalla moglie e dai due figli minori conviventi della coppia, all’epoca ancora sposata e sotto lo stesso tetto.

Il 22 ottobre 2018 l’uomo è stato assolto in primo grado per difetto di prova dall’accusa di maltrattamenti nei confronti della moglie, anche se condannato a una pena di tre mesi di reclusione per abuso dei mezzi di correzione nei confronti di uno dei figli, un bambino che all’epoca dei fatti aveva quattro anni. Sentenza confermata in appello.

Fatto sta che il 41enne ha deciso di denunciare per calunnia la ex, difesa dall’avvocato Vincenzo Petroni, costituendosi parte civile al processo. entrato nel vivo ieri con la testimonianza della parte offesa davanti al giudice Giovanna Camillo del tribunale di Viterbo.

“Quando sono venuti a prendermi i carabinieri e sono stato allontanato da casa senza poter neanche prendere i miei effetti personali, è stata una doccia fredda. Eravamo appena rientrati dalle vacanze, ho ancora i messaggi WhatsApp pieni di amore di mia moglie per il nostro anniversario. Sono uscito coi carabinieri e mi sono trovato senza più nulla. Ma la cosa peggiore è che da quel giorno fino a dopo l’assoluzione non ho potuto vedere i miei figli e sono stato sospeso dalla potestà genitoriale. Solo e in mezzo a una strada. Per i successivi 5-6 anni mi hanno ospitato i miei genitori”.

“Ho 41 anni, ma è come se ne avessi 7. La mia vita è stata annientata ed è ripartita da zero”, ha detto l’uomo, che chiede la condanna della donna e il risarcimento dei danni che avrebbe subito per colpa della ex moglie. 

Dopo l’allontanamento sarebbero subentrati i problemi economici. “Ho perso il lavoro. Io mi occupavo di distribuzione, guadagnando oltre 4mila euro al mese, ma lavoravo di notte, dalle 11 di sera alle 8 del mattino. Non ce l’ho fatta più. Sono passato dal far fare a me, mia moglie e i miei figli una vita molto agiata – viaggi, cene fuori, abiti firmati, vacanze al mare e in montagna, un doppio frigorifero di quelli americani sempre pieno – al dovermi indebitare per pagare gli avvocati, il mantenimento, le spese che mi sono piombate addosso”.

“Dopo quattro mesi – ha aggiunto – non ero più in grado nemmeno di fare fronte al mutuo”, ha sottolineato. 

Solo dopo la fine del processo sarebbe tornato a lavorare in maniera stabile: “Ho fatto di tutto, anche il parcheggiatore, 12 ore al giorno sotto il sole, per 40 euro”.

Nel 2020 “ho preso il Covid e mi hanno intubato”. Nel 2021 è arrivata la separazione (“con addebito”, ha fatto notare il difensore della ex, per via della condanna per l’episodio delle percosse al figlioletto). I rapporti con i figli erano ripresi nel 2019. “Ma sono due anni e mezzo che non li vedo più. Era per poche ore, due volte a settimana, un pianto e una sofferenza ogni volta che andavo a prenderli e a riaccompagnarli”, ha spiegato.

Ha quindi concluso puntando il dito contro la presunta fragilità psicologica dell’imputata, conosciuta nel 2011 e sposata l’anno dopo, di cui sarebbe venuto a conoscenza solo successivamente. 

Il processo è stato rinviato al prossimo autunno per sentire la versione dell’imputata e la discussione.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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21 giugno, 2024

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