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L'Irriverente - La modestia, le doti e il ruolo che ebbe nell'istituzione dell’ateneo

Franco Bruni e l’università a Viterbo

di Renzo Trappolini
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Franco Bruni

Franco Bruni

Viterbo – Le naturali doti di modestia con cui l’onorevole Franco Bruni guidò per anni, e con risultati, le politiche agricole a Viterbo, alla regione, in parlamento – studiando, proponendo e spiegando nelle quotidiane riunioni a casa loro, nelle sezioni, ai suoi coltivatori diretti la necessità ed i modi di farsi imprenditori – sono un po’ la causa della non pronta memoria di molti del ruolo che egli ebbe nella istituzione dell’Università.


La lettera di Franco Bruni per l’Università di Viterbo


Non avesse, infatti, colto con immediatezza la domanda che, alla fine degli anni 60, da più parti (nell’aprile 1968 ci fu un importante convegno all’Auditorium) si venivano facendo – con la stampa, politici ed uomini di cultura, ma anche imprenditori che consideravano l’Università volano dello sviluppo sociale ed economico di una Tuscia naturalmente votata al terziario – oggi forse l’Unitus sarebbe di là da venire.

Il 1° maggio 1969 a Ronciglione ne parlarono gli esponenti degli enti locali ed il 9 Franco Bruni, che era presidente della provincia, propose (delibere di Giunta n.360 e 763) di percorrere la strada di un Consorzio cui aderiranno il Comune di Viterbo (sindaco Salvatore Arena), la Camera di Commercio (presidente il comm. Fernando Micara) e l’allora Cassa di Risparmio (avv. Vincenzo Ludovisi).

Per non perder tempo – com’era nello stile dell’uomo –  Bruni si fece autorizzare a chiedere al Governo, intanto, l’istituzione di corsi di laurea in Magistero e il 24 luglio scrisse al ministero della Pubblica Istruzione preannunciando sia la formazione del Consorzio che l’impegno finanziario degli enti locali e l’individuazione della sede alla Trinità, dove poi opererà la Libera Università della Tuscia.

Non sono molte le aspirazioni dei viterbesi che, da decenni, hanno potuto trovare realizzazione piena e, nel momento in cui uno dei protagonisti più importanti di Viterbo città Universitaria lascia in silenzio la sua Capodimonte, non si può non ricordarlo a piena voce.

Franco Bruni capì il popolo della Tuscia, in larga parte allora dedito all’agricoltura, lo ascoltò e lo guidò rifuggendo i salotti ai quali preferiva le mani callose che, a sera, dopo una giornata di lavoro nei campi, trovavano sostegno ed entusiasmo stringendo le sue.

Fu amministratore, deputato regionale, nazionale e di lui si accorsero anche quanti, dopo la morte del mitico fondatore della Coltivatori Diretti, Paolo Bonomi, lo avrebbero voluto al suo posto. La sostanziale carenza di ambizione non lo aiutò, ma ne fa l’esempio di come si può (e deve) fare politica, sapendo anche lasciare serenamente al momento giusto, senza cercare riconoscimenti ed incensi che, però, ora lui non può rifiutare. Anche perché, per quanti l’hanno conosciuto, sono doverosi.

Renzo Trappolini


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8 giugno, 2024

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