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L'Irriverente - Perché ha vinto il partito degli assenti ai seggi

Ha perso chi ha votato?

di Renzo Trappolini
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Renzo Trappolini

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Viterbo – Chi ha votato ha perso, perché ha vinto il partito degli assenti ai seggi: 49,69% i presenti contro il 50,31 degli astenuti. A noi della Tuscia, però, non è andata come al priore Martino il quale, non rientrato in convento, per un punto perse la cappa, cioè la carica, che invece l’onorevole Antonella Sberna ha conquistato a Bruxelles.

Così la Tuscia si riconferma provvida fornitrice della patria politica di personaggi di tutto rilievo. Ieri, con la sinistra al potere, addirittura un ministro (Fioroni), un presidente di regione (Gigli), il tesoriere del PCI, Sposetti e, oggi che governa la destra, una parlamentare europea, un presidente di Commissione a Montecitorio (Rotelli), il gran capo dell’organizzazione di Forza Italia (Battistoni) e due importanti consiglieri, di fronte opposto, alla Pisana (Sabatini e Panunzi). Troppa grazia? Vedremo dalle opere che per molti continuano a contare di più delle parole.

Destra, sinistra cosa sono ancora dopo questi mesi intensi di sproloqui in materia. Cantava Giorgio Gaber ”E’ evidente che la gente è poco seria quando parla di sinistra e destra” facendo tornare alla mente la saggezza dell’antico Giuseppe Prezzolini, giornalista, scrittore e soprattutto uomo libero che visse cento anni polemizzando. Lo chiamavano “il rompiscatole” ma un’intera parete della sua casa di Lugano era tappezzata di fascicoli della corrispondenza intestati a Croce, Papini, Gobetti, Mussolini… Questo sapiente rispose una volta ad Enzo Biagi che gli chiedeva cosa volesse dire essere di destra o di sinistra: “Non saprei: conosco individui di destra più rivoluzionari di quelli di sinistra e ne conosco di sinistra più reazionari di quelli di destra”.

Anche lui, nel suo secolo di vita, non aveva mai votato. Forse per il timore che il suo voto intellettuale potesse contare così poco da venir annullato da quello contrario di uno degli ubriachi che stazionavano nel parco davanti casa sua.

Parlava piuttosto di conservatori e progressisti, senza dimenticare i rivoluzionari. Preoccupati i primi di frenare l’illusione che tutto quello che è nuovo sia anche migliore e, quindi, ancorati al consolidato dal tempo. Illusi, appunto, gli altri che non terrebbero nel dovuto conto gli ostacoli e gli inganni che ogni passo nel vuoto può comportare.

Quanto ai rivoluzionari, ricordava che alle liberté, egalité, fraternité degli assalitori del 14 luglio 1789 alla Bastiglia fece seguito l’impero di Napoleone a conferma che, come qualcuno già allora disse, la rivoluzione mangia sempre i suoi figli.

Visti i risultati dell’8 e 9 giugno e il tanto parlare che si è fatto di fascisti, neo fascisti, criptofascisti e simili, tutto quel popolo che ha votato a destra “può sentirsi al riparo dall’infamante accusa”? avrebbe detto Indro Montanelli che esattamente cinquant’anni fa aggiungeva a proposito del dibattito politico propagandistico tanto simile a quello dei nostri giorni: “Se qualcuno di un altro pianeta captasse le voci della terra, tutto questo sciacquìo di fascio, fascismo che si leva dall’Italia deve fargli pensare al nostro Paese come ad un immenso lavatoio”.

Prezzolini non accettò mai il fascismo perché lo trovava “troppo ricco dei difetti che si attribuiscono agli italiani” e, a ricordare piazza Venezia solo ieri strabordante di saluti romani, non aveva torto. Giusto, perciò, star sempre all’erta. D’altronde, cantava ancora Giorgio Gaber: “Ho in mente il fanatismo al tempo del fascismo da cui, un bel giorno, nacque la democrazia. Che, a farle i complimenti ci vuole fantasia”. Concludendo: “Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono”.

Renzo Trappolini


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17 giugno, 2024

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