Viterbo – “Stangata Tari, per ristoranti, bar e ortofrutta aumenti fino al 40%”. Un vero e proprio salasso in bolletta, calcolato dal consigliere Andrea Micci (Lega) ieri mattina in seconda commissione, dopo che i numeri, anzi le percentuali proposte dall’assessore Elena Angiani (Bilancio), non l’avevano per niente convinto.
In discussione, l’adeguamento della tassa sui rifiuti. L’inflazione, maggiori costi impongono di ritoccare i costi in bolletta per i viterbesi.
Viterbo – Comune – Seconda commissione – Buzzi e Angiani
“Una volta che Viterbo Ambiente ci comunica i dati, non è possibile intervenire, sono decisioni prese dall’autorità Arera”. Non così drammatiche, come alcune voci circolate, ci tiene a precisare Angiani: “L’aumento rispetto al 2023 è mediamente del 6%, non siamo ai numeri allarmanti circolati. La somma cambia in base all’utenza. Per qualcuno rimarrà invariata, per altri si arriverà a un 10-12% in più”.
Impossibile fare simulazioni, troppe le variabili, ma è facile ipotizzare una lievitazione della bolletta da 20 fino a 130-140 euro.
Comunque, a ben guardare, anzi, a ben calcolare, nel corso del dibattito in commissione, quella percentuale media è salita al 7,48%. Non l’ultima lievitazione.
Diversa la situazione per le attività commerciali. Per alcune tipologie, la parola salasso è quella più vicina a ciò che le aspetta.
Andrea Micci
“Attualmente – spiega Micci – le attività che pagano di più sono ristoranti, bar, mense, ortofrutta, banchi del mercato. L’aumento medio che si troveranno è del 38%, ma poi va sommata l’addizionale provinciale, un contributo fisso. Aumenterà pure quello, perché calcolato su una cifra più alta. Per alcune attività sarà una batosta”. Il 40% è raggiunto. Servono interventi da parte dell’amministrazione comunale.
“Lo scorso anno furono stanziati 150mila euro per abbattere la tariffa, con l’avanzo d’amministrazione – ricorda Micci – uno spot elettorale che non è servito a nulla. Quest’anno servirebbe un intervento ben più massiccio da parte di quella che si configura sempre di più come l’amministrazione delle tasse”.
Giuseppe Ferlicca
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