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Viterbo - Stefano Costantini racconta la decisione di abbassare la saracinesca dell'attività di famiglia in via Pasubio: "Le difficoltà più grandi sono arrivate con la pandemia, poi è stato un susseguirsi di criticità per via degli eccessivi costi"

“Dopo 60 anni chiudiamo il Vapoforno Costantini, una scelta sofferta perché abbiamo sempre lavorato con passione”

di Maurizia Marcoaldi
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Viterbo – “Dopo 60 anni chiudiamo il Vapoforno Costantini, una scelta sofferta perché abbiamo sempre lavorato con passione”. Stefano Costantini racconta così la decisione di abbassare la saracinesca dell’attività di famiglia in via Pasubio. È qui, nel quartiere dei Cappuccini a Viterbo, che dal 1964 Eraldo Costantini, padre di Stefano, accoglie con il sorriso ogni mattina i clienti del suo forno.


Stefano e Eraldo Costantini

Stefano e Eraldo Costantini


Un lavoro che Eraldo ha iniziato prima come operaio nell’attività, per poi rilevarla insieme a un socio. Un mestiere duro, ma fatto con tanta passione. La stessa che ha saputo trasmettere a Stefano, che ha deciso di seguire le orme del padre. Per 33 anni l’uno al fianco dell’altro, condividendo orari duri da portare avanti ma anche la gioia e la soddisfazione di sfornare ogni giorno prodotti unici. 

Poi però le difficoltà, in particolare con l’avvento del Covid, sono diventate troppe da gestire. “È stato un susseguirsi di criticità per via degli eccessivi costi, come l’aumento delle bollette e dei beni primari o la diminuzione delle consegne  – spiega Stefano Costantini -. Tanti cambiamenti che hanno avuto delle conseguenze”.

La chiusura del Vapoforno Costantini sarà il 3 agosto. Quando ad abbassare la saracinesca sarà un’attività storica del territorio, frutto del lavoro e della passione di una vita. 

Come mai la decisione di chiudere l’attività? Quali le difficoltà che sono state riscontrate e che vi hanno portato a fare questa scelta?
“Le difficoltà più grandi sono arrivate con la pandemia, poi è stato un susseguirsi di criticità per via degli eccessivi costi. Mi riferisco in particolare all’aumento delle bollette e dei beni primari che consumiamo. Inoltre il lavoro è diminuito a livello di consegne e il nostro operaio storico, che ci accompagnava da 43 anni, è andato in pensione. È stato tutto un insieme che ci ha portato a questa conclusione. A livello di clientela ci sono sempre i nostri affezionati consumatori, che amano i nostri prodotti e rimangono un punto di riferimento per noi. Purtroppo però i tanti cambiamenti hanno avuto delle conseguenze. Ma ci stiamo anche rendendo conto che non siamo i soli a incontrare criticità, nella zona infatti anche altri negozi stanno vivendo un momento difficile. In particolare i problemi sono soprattutto per le botteghe, per il lavoro artigiano. Chiudere è un enorme dispiacere perché è un lavoro fatto con passione. Ho imparato il mestiere da mio papà e con amarezza fin da ora dico a mia figlia, che è ancora piccolina, di non aprire mai un’attività per conto suo. E lo dico con tristezza perché sono 33 anni che faccio questo lavoro e ci ho sempre creduto”.

Una decisione difficile per un’attività storica come la vostra…
“Certamente è una scelta sofferta. Mio padre sono 60 anni che sta qui. Ha iniziato come operaio e poi ha rilevato il forno, insieme a un socio si è messo in proprio nel 1979. Successivamente sono subentrato anche io nell’attività, condividendo la passione di mio padre e facendo tesoro degli insegnamenti che negli anni ha saputo trasmettermi. Fare il fornaio è un lavoro duro, non tanto per la fatica fisica ma soprattutto per la componente psicologica. Abbiamo orari duri da rispettare e la routine quotidiana chiaramente ne risente. Questo lavoro si può fare se c’è passione, e io e mio padre ne abbiamo sempre avuta”.

Qual è la vostra specialità che vi contraddistingue più di tutte?
“Tra le nostre specialità ci sono sicuramente i maritozzi che facevamo per i facchini di Santa Rosa. Ne sfornavamo all’incirca 300 per il giorno del trasporto della Macchina. Poi abbiamo sempre avuto un ottimo riscontro anche con la pizza e dolci vari, tra cui le crostate”.

I vostri clienti come stanno reagendo alla notizia della chiusura?
“In tanti passano ogni giorno, tra clienti storici e nuovi, e ci chiedono di ripensarci. Sono amareggiati e rattristiti. D’altronde, come loro sono un punto di riferimento per noi, lo siamo anche noi per loro. Ci fa effetto sentire il loro dispiacere. Sinceramente io avrei preferito non chiudere, ma purtroppo le difficoltà sono troppe”.

Con questa chiusura quale sarà il suo futuro?
“Faccio questo lavoro per passione e voglio assolutamente continuarlo. Ma lo farò da dipendente. Una scelta non facile, ma che è comunque necessaria”.

Quale l’aspetto più bello del suo lavoro?
“L’aspetto più bello è l’emozione che provo quando, sia bambini che adulti, mi dicono che le cose che ho fatto sono buonissime. Quella è la soddisfazione più grande che ci può essere in questo lavoro”.

Maurizia Marcoaldi


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18 luglio, 2024

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