Viterbo – Lo diceva Neruda che di giorno si suda e Renzo Arbore, che allora aveva cinquant’anni, aggiungeva “ma di notte no”. Oggi che ne ha ottantasette e pure lui è vecchio, la questione sudore gli si pone come a quelli della sua età a tutte le ore. Ed è un problema in questo luglio meno torrido di quel che sarà agosto perché con gli anni si usurano e funzionano a scartamento ridotto i meccanismi regolatori dell’adattamento alla temperatura esterna di quella interna del corpo. In particolare, è la valvola del sudore che stenta e conseguentemente il desiderio di bere. Insomma, lo stimolo della sete che si addormenta quando invece dovrebbe essere più sveglio.
Ma non è così per tutti. Ad esempio un nostro conterraneo illustre, il poeta Vincenzo Cardarelli, faceva eccezione alla regola generale ed alle conseguenze della calura estiva. Pare che ciò fosse determinato dall’arterite periferica di cui soffriva e che lo obbligava a stare, anche in pieno Ferragosto, seduto al solito caffè di via Veneto con cappotto, sciarpa e guanti. Non solo, ma sotto la maglia di lana, pare portasse un giornale piegato in quattro.
Se ne accorsero gli amici quando morì e, mentre pietosamente lo componevano, lessero sul petto, stampato a caratteri cubitali, questo titolo “Parla il Duce: adunata oceanica in piazza Venezia”. Quel discorso, nota Roberto Gervaso che ha raccontato la cosa, Mussolini l’aveva pronunciato vent’anni prima.
Di poeti come lui, di uomini con temperamento vigoroso da maremmano doc non se ne trovano più tanti e la medicina di passi avanti ne ha fatti anche per la cura dell’arterite.
Un gerontologo di grande esperienza e sapienza, il professor Francesco Antonini, parlando, alla fine del secolo scorso, di quanto la vita si andava allungando, diceva “Ho vissuto col mio bisnonno garibaldino, con mio nonno, con mio padre, con mio figlio, con mia nipote che, avendo poco più di vent’anni potrà darmi un bisnipote. Abbraccio due secoli”. Antonini fu l’inventore della Geragogia, l’arte di imparare a invecchiare bene che riteneva sarebbe stata essenziale nel nostro terzo millennio, quando l’invecchiamento della popolazione si sarebbe rivelato il più grande fenomeno sociale (quanti siamo….), economico ( quanta pubblicità in tv e dappertutto per le età che vanno dalla terza in poi!) e perfino politico ( nel continente nuovo, l’America, fino a qualche giorno fa se la vedevano, per guidare gli USA, due pressoché ottantenni).
Il filosofo francese Jean Paul Sartre assicurava che la vecchiaia può diventare triste non perché con essa finiscano i piaceri, ma solo se si rinuncia alle speranze.
Al diavolo, perciò, il sudore che stenta e sotto con le bottiglie d’acqua! Per brindare ancora. Pure a Venere e ad Adone, sempreché, si trovi una Venere o un Adone disposti al cin cin.
Altrimenti ai longevi, agli anziani, ai vecchi fortunati di esserlo e conseguentemente esserci, la soddisfazione – indipendentemente dagli studi fatti e dai libri letti – di possedere il bene della vera cultura, la quale, a conti fatti, altro non è che l’essersi saputi adattare alla vita per così tanti anni.
Renzo Trappolini
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