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L'Irriverente

Francia, democrazia e scomuniche

di Renzo Trappolini
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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini


Viterbo – Lo stesso giorno, domenica 7 luglio, che papa Francesco, dichiarando la democrazia trasversalmente in crisi in diverse nazioni, si diceva preoccupato per la continua diminuzione dei votanti, i francesi si incaricavano di rassicurarlo. Addirittura il 67% di loro è andato alle urne dimostrando come la gente può crearsi da sola gli antidoti alle crisi.

Indipendentemente da chi la governa e che, come capita, è un artista nel cercarsi i guai, trovarli – che esistano o meno – diagnosticarli non sempre bene e, quanto ai rimedi, auguriamoci che Macron, il quale sembra aver seguito proprio questa strada, possa ora applicare quelli giusti.

Spetta a lui, infatti, ai politici, individuarli in modo che la democrazia ravvivata dai cittadini con il voto assicuri davvero il bene che si aspettano e che, si sa, non può mai essere completo. Almeno predominante, però, sì.

Non è questione, quindi, di crisi della democrazia, ma piuttosto conferma che, pur apparendo essa talora come una pessima forma di governo, non se ne sono trovate in giro e nel tempo di migliori. Lo diceva Churchill, il premier inglese che, a capo del sistema parlamentare tanto più antico del nostro, sconfisse il nazismo che della democrazia in patria e dovunque fu la negazione.

Certo, e qui ha ragione il papa, non basta il voto. Anzi, la parola stessa “democrazia”, ha detto domenica, non coincide semplicemente con il voto del popolo e, proprio in Francia alla fine del ‘700, ne indicarono i contenuti con tre altre parole: libertè, egalitè, fraternité.

A pensarci bene, esse però non sono che la sintesi di quanto duemila anni fa insegnò in Palestina il Maestro venuto a portare – diceva – la libertà, a proclamare l’uguaglianza perché tutti uguali per discendenza da creazione – o, poi secondo Darwin, dall’ evoluzione naturale della specie – ed infine a promuovere la fratellanza, forma di comunione d’affetti, idee e opere, questa, che tuttora neanche i seguaci tra loro hanno realizzato.

Oggi per dar corpo alla democrazia che il popolo ha difeso, a Macron spetta fare quello per cui è stato eletto: esercitare la meglio l’arte della politica, senza illuderci noi europei che comunque ne saremo coinvolti, sulla possibilità che raggiunga l’ottimo, ma sperando che tenti almeno il benino.

Perciò, crisi della democrazia come dice Francesco, ma, per contro, sua difesa da parte del popolo e passaggio della staffetta ai governanti.

Un antico politico che con le sue leggi fece potentissima la città di Sparta, a chi voleva insegnargli la democrazia rispose invitandolo a costruirla anzitutto in casa sua. Perché non tutti quelli che ne parlano sono poi davvero democratici dentro le proprie mura. Scomuniche comprese.

Renzo Trappolini


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9 luglio, 2024

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