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Percorsi - Viterbo - Santa Maria della Salute, Santa Maria della Peste, la chiesa degli Almadiani e l’Urcionio, un’oasi trecentesca-rinascimentale nel cuore della città - FOTO

Il Giardino di Ninfa tra via Ascenzi e il Sacrario…

di Daniele Camilli
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Viterbo - Tra via Ascenzi e il Sacrario

Tra via Ascenzi e il Sacrario


Viterbo – Il Giardino di Ninfa, tra via Ascenzi e il Sacrario. Da piazza del plebiscito, che chiude la via con arco e muro di palazzo dei Priori, a quella dei caduti. A far da confine anche via Marconi, Cairoli e il parcheggio che si affaccia su Valle Faul. 

Il tutto al netto di alcuni palazzi costruiti nel Novecento. Lasciando che lo sguardo di ci si vuole avventurare veda solo le chiese di Santa Maria della Salute, della Peste e degli Almadiani. Immaginando, infine, che da quelle parti passi ancora l’Urcionio, il fiume di Viterbo coperto dal fascismo, negli anni Trenta del secolo scorso.


Viterbo - Via Marconi, dove scorreva l'Urcionio

Viterbo – Via Marconi, dove scorreva l’Urcionio


Il Giardino di Ninfa, monumento naturale di Cisterna di Latina, giardino con ruderi e testimonianze della scomparsa cittadina medioevale di Ninfa.

Un tratto di città sospesa sulle acque del suo fiume, come un oasi dove emergono luoghi e monumenti che ne raccontano la storia. Qualcosa che, se il progetto di rilancio di via Marconi, con il parco pensato al posto del parcheggio, fosse stato realizzato, si poteva ancora intuire.

Da via Ascenzi al Sacrario. Via il palazzo delle poste, via la fontana dedicata ai paracadutisti, via tutto ciò che è stato successivamente costruito. Ne viene così fuori un’oasi trecentesca-rinascimentale che ne viene fuori.


Viterbo - La chiesa di Santa Maria della Salute

Viterbo – La chiesa di Santa Maria della Salute


Gli elementi che ne formano la struttura. Santa Maria della Salute, Santa Maria della Peste, la chiesa degli Almadiani e, appunto, l’Urcionio. Il Giardino di Ninfa di via Ascenzi.

Santa Maria della Salute, oggi dell’ordine degli avvocati. La chiesa, costruita nella prima metà del XIV secolo per volontà di Maestro Fardo di Ugolino di Uffreduccio, notaio e terziario francescano, doveva accogliere malati, madri senza marito e prostitute convertite al cristianesimo. Un proposito che finì per fallire, fino ad arrivare a una bolla di papa Martino V che affidò la chiesa agli avvocati e ai notai. Il portale marmoreo ad arco gotico è considerato un vero e proprio capolavoro architettonico del XIV secolo. Attorno ad esso una facciata policroma a scacchiera grigia, rossa e bianca. Nell’intreccio dei tralci di vite del portale sono inoltre raffigurate le opere della misericordia corporale e spirituale. In basso il Cristo risorto che libera Adamo ed Eva e la Madonna assunta con gli apostoli. In alto la Vergine in trono.


Viterbo - La chiesa di Santa Maria della Salute

Viterbo – La chiesa di Santa Maria della Salute


Santa Maria della Peste. L’edificio risale al XV secolo e la sua struttura è a pianta ottagonale sormontata da una cupola. La pianta ottagonale, il tempietto di Bramante a San Pietro in Montorio a Roma. La cupola, una cupola araba. Un altro aspetto peculiare dell’edificio è rappresentato dal pavimento in maiolica smaltata, con una varietà di disegni fatta di soggetti umani e animali, così come di linee geometriche e iscrizioni. La chiesa, realizzata da Paolo di Nicola su commissione di Paolo Mazzatosta e Martino venne scelta nel 1936 come Sacrario dei Caduti per la Patria e per la causa fascista.


Viterbo - La chiesa di Santa Maria della Peste

Viterbo – La chiesa di Santa Maria della Peste


Chiesa degli Almadiani. Fu costruita nel 1510 per volontà del protonotaro di Leone X Giovanni Battista Almadiani. Assieme alla chiesa c’era anche un convento dell’ordine dei Carmelitani. La realizzazione venne affidata all’architetto Bernardino da Viterbo che previde un’articolazione interna in tre navate divise da colonne in peperino e la decorazione delle superfici laterali con lesene e volute ioniche. Una chiesa che presenta una doppia facciata. La prima risale al XVI secolo, affaccia su via Cesare Dobici ed era sormontata da una lunetta un tempo decorata da una terracotta invetriata raffigurante la Madonna con Bambino e angeli attribuita ad Andrea della Robbia, conservata oggi al Museo civico di piazza Crispi. Sempre su questa facciata si trova la statua in marmo di San Giovanni Battista.


Viterbo - La prima facciata della chiesa degli Almadiani

Viterbo – La prima facciata della chiesa degli Almadiani


Il convento dei Carmelitani, dopo un primo crollo nel 1918, fu completamente distrutto negli anni Trenta. I successivi cambiamenti della viabilità e la creazione di piazza Martiri d’Ungheria, via Marconi e via Ascenzi, come pure la copertura dell’Urcionio, coinvolsero direttamente la chiesa degli Almadiani. Fu così abbattuto il campanile, sostituito da una torre sempre a fasce bicrome e al posto del coro venne costruita una falsa abside, distrutta a sua volta negli anni ’50 realizzare un portale architravato. La seconda facciata, quella che guarda verso piazza dei caduti.


Viterbo - La seconda facciata della chiesa degli Almadiani

Viterbo – La seconda facciata della chiesa degli Almadiani


Infine l’Urcionio, il fiume di Viterbo che nasce sulla Palanzana, attraversa la città e prosegue fuori porta Faul. Un tempo divideva in due la città dei papi, laddove ora si trova il boulevard di via Marconi. Due colli uniti dalla Svolta, la parte che va da via Matteotti a Corso Italia, e dal ponte Tremoli, che si trova tuttora sotto il piano stradale del Sacrario. Confine strategico e limite invalicabile durante gli scontri tra quartieri e fazioni cittadine, il fiume venne coperto dal fascismo durante gli anni ’30, incanalato all’interno di una galleria alta cinque metri, utilizzata come rifugio antiaereo durante la seconda guerra mondiale. Un rifugio in gradi di ospitare fino a 4 mila persone.

Daniele Camilli


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21 luglio, 2024

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