Viterbo – Traffico in tilt a Porta Romana
Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Che città è mai questa.
Traffico, traffico, traffico e ancora traffico!
Piuttosto che rincorrere ed ingigantire quelle che sono questioni minimali della città (quasi a voler far distogliere l’attenzione da ben altro), è bene invece concentrare l’interesse sui veri problemi che quotidianamente e disastrosamente affliggono il capoluogo con un gravità che non fa altro che peggiorare di giorno in giorno e che è sotto gli occhi di chiunque, anche non residente ma che si trova difronte appena giunge nel luogo.
Di prim’ordine non può che esservi la questione del traffico che decenni di sciagurata amministrazione locale non ha fatto altro che aggravare, specialmente negli ultimi anni, con una condizione divenuta ormai insostenibile poiché si assiste e si vive completamente immersi in esso in qualsiasi parte della città, che piuttosto di intraprendere iniziative volte a deviare questo dall’abitato, le decisioni non hanno fatto altro che concentrare e moltiplicare i veicoli che transitano nelle diverse vie cittadine, a scapito, primo fra tutto, dei residenti interessati, per la qualità dell’aria e, in non pochi casi, delle notti insonni cagionate dal rumore, ma pure causa della rovinosa condizione stradale, specie quando se ne viene consentito il transito a mezzi pesanti.
A dare prova di tale situazione così drammatica (oltre che, naturalmente, il già vistoso disastroso stato della pavimentazione stradale), sono le continue code che vengono a formarsi che in una città delle dimensioni come questa (ossia così piccola), non dovrebbero assolutamente esservi, così come tutti gli altri gravi problemi di cui è malata e che invece si manifestano in gravità di una violenza anche notevole.
Ecco allora che la sede stradale presenta permanentemente uno stato di dissesto che anche il rifacimento della stessa, semmai avvenga, ne mantiene la condizione per ben poco tempo. E al contempo, si rimane immersi nelle emissioni dei gas di scarico prodotte dai veicoli, che certo non possono che pregiudicare la salute.
Ed è un martellamento continuo, questo del traffico, che colpisce il Capoluogo giorno e notte, in particolare perché avviene in piena città che è attraversata non solo dal traffico locale, ma anche da quello extraurbano che viene fatto riversare completamente nell’abitato da ovunque si provenga e senza alternativa di scampo, che tutti così si ritrovano a percorrere per le vie cittadine come in un moto permanente di un girovagare continuo e folle che ha quale ambientazione la città di Viterbo: mezzi di ogni genere che viaggiano all’impazzata e senza meta, perché una volta entrati nel girone infernale, si viene presi e trasportati dal flusso di questo, perdendo la cognizione del luogo e del tempo che non si ha più neppure coscienza del perché si sia deciso di intraprendere il viaggio, anche per chi giunge da fuori di essa nel recarsi altrove che invece di evitare l’attraversamento cittadino, viene a forza spinto dentro di essa a causa di un sistema di viabilità che fa convergere qualsiasi strada extraurbana nell’abitato.
E la città è squartata in due, specialmente dalla permanente colonna di traffico che l’attraversa da Nord a Sud (o da Sud a Nord, se si preferisce), con tutti i tipi di veicoli, dove al passaggio di mezzi pesanti, scrollano, ossia tremano gli edifici prossimi alle strade, mentre tutti corrono prendendo sempre più velocità, specialmente motociclette ed auto sportive, scambiando il luogo per un circuito da gare, ed invece l’aria è sempre più irrespirabile che già il fetore di scarichi ne fa avvertire lo stato di inquinamento.
Appare tuttavia essere comunque questa la forma di intrattenimento da parte di non pochi del luogo, ossia l’attraversare ripetutamente le vie cittadine, o sarebbe più opportuno dire a correre su queste, che sempre gli stessi sembra di vedere circolare, in una specie di competizione tra essi o forse a voler mostrarsi, soprattutto quando alla guida di moto ed auto che non passano indifferenti. E si vede che è questo l’unico passatempo che costoro hanno, perché è un andare e tornare continuo, che sono sempre i medesimi a praticare, come se non avessero null’altro da fare. Ed è soprattutto in Via Garbini che sembri si sia inaugurato tale circuito permanente di velocità, che sia di giorno che di notte, se ne viene a percorrere a velocità elevate, partendo dal principio della via ad accellerare sempre più e sino a quando se ne può, incuranti dell’incolumità altrui.
E l’importante è correre anche senza alcuna destinazione, ma solo per esserci e mostrarsi.
Del resto altro in città non ve ne è da fare come passatempi alternativi (se non peggiori).
E che cosa si offre da subito al (sventurato) turista o al (mal capitato) visitatore od anche a chi semplicemente (ed accidentalmente) giunge a Viterbo?
Il taffico, venendo coinvolti nel vortice di questo e dal quale è impossibile fuggire, vista la disastrata viabilità della città.
Se quello del traffico è il problema di evidenza che si palesa così espressamente da essere innegabile, altri da non meno colpiscono il Capoluogo e tra questi in primo piano quello della sicurezza pubblica che la città di notte si accende di violenza di ogni genere ed in ogni angolo (è questo l’altro passatempo locale).
E poiché la criminalità ne attira altra, allora eccone forme di ogni genere: estorsioni, traffico di droga, come le più gravi, sino a scendere ad aggressioni, risse di strada e atti vandalici. Una città da malaffare di ogni forma e che si consuma giornalmente, dove a pagare è chi ci vive.
Storie di degrado quotidiano che solo Viterbo è in grado di partorire, dove le prospettive non sono che delle peggiori, soprattutto a testimonianza storica degli eventi, ma anche per l’incoscienza delle persone che vivono accettandone il tutto in uno stato di accondiscendenza che ha o dell’assuefazione o indifferenza o convenienza.
Ed infatti sorprende che una città così sia sopravvissuta sino ad ora, e forse è quello che sta nell’essere dei più che la abitano, ossia sopravvivere nell’indifferenza di quanto accade, come in un comportamento di egoismo che il tutto non sia questione propria.
Situazione di decadenza che appare già nella sua immagine sin dallo stato degli edifici, specie in centro, che versano in condizioni di abbandono se non persino pericolanti.
Mentre l’unica Economia che è fiorente senza crisi di arresto, è quella della criminalità che di giorno in giorno si manifesta sempre più presente ed intensa, al punto da essere l’unico argomento dei quotidiani locali che di certo non hanno da scrivere eventi alternativi, soprattutto di tipo lieto e volti a sdrammatizzare la perenne ed insana condotta che avviene nel luogo.
E la politica locale è più attenta a guardare i propri affari, che chiunque è solo alla ricerca della carica da ricoprire, che arrivato ad essa, non ha più intenzioni di lasciare, mentre la città è malata, in un’agonia che porta all’annichilimento di essa e di quanti ci vivono.
Così anche l’esperienza, qualora vissuta, di chi arrivando da fuori abbia avuto a soggiornare nel Capoluogo (od anche solo attraversando esso), non ha di certo lascito di memoria positiva, se non come luogo in cui non farvi più ritorno od ad ogni modo da evitare.
Da una condizione siffatta, di sicuro non ci si può attendere che qualcuno giunga da altrove ad investire per dare quantomeno una parvenza di cambiamento allo stato di decadenza, anzi è essa ad avvisare chiunque del proprio essere solo che contesto di rovina per chi ne abbia intenzioni di insediarvisi.
Chiusura o quantomeno riduzione al traffico, non sono mai state iniziative di amministrazione locale, ed una parodia di pista ciclabile ne palesa ciò, che a volerne fare pure uso, se ne viene scoraggiati sia perché conduce a destinazioni di ben poco rilievo, sia perché di difficile praticabilità in alcuni tratti, viste anche le estreme pendenze ed altre difficoltà.
Mentre voler percorrere le vie a piedi, al di là che è ben poco incline chi abita nel Capoluogo a certe attività motorie (se non tutte), oltre ad essere le strade in parte prive di marciapiedi, lo stato stesso di dissesto stradale colpisce anche i pedoni che rischiano cadute rovinose, per poi da non tralasciare la questione anche più di rilievo, ossia il fatto dei comportamenti da parte degli automobilisti, tutt’altro che avversi a condividere le strade con pedoni ed anche ciclisti.
Mentre che la sola Economia a farsi largo appare essere quella della criminalità, lo mostra proprio lo stato delle attività economiche di altro genere, che vengono a scomparire con il passare del tempo e come ne è testimoniana la condizione stessa di abbandono di locali commerciali, con le chiusure che si moltiplicano, e gli unici a farsi largo sono solo i grandi punti vendita, collocati nella parte nord della città, proprio dove si concentra maggiormente il traffico e la problematica che da esso declina.
Tutto questo rende invivibile la città che solo l’impossibilità delle persone, coscienti dell’insana condizione, di trovare sistemazione altrove, ne preclude l’abbandono del luogo.
Per chi amministra localmente, è molto più convenevole che l’attenzione sia distratta sulla vegetazione spontanea che invade le vie pubbliche, o sugli ungulati a spasso per la città, che questi li si vogliono far passare come i veri problemi catastrofali del luogo.
Antonio Persi
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