Viterbo – Tuscia a rischio infiltrazioni mafiose. Ad alimentarle, il calo dei prestiti bancari alle imprese che in provincia di Viterbo, in meno di un anno, è stato del 5%.
Calano i prestiti e chi è in difficoltà rischia di rivolgersi ai clan, pur di andare avanti e non fallire. A lanciare l’allarme è la Cgia di Mestre, l’associazione artigiani e piccole imprese.
“Nell’ultimo anno – sottolinea la Cgia analizzando dati della Banca d’Italia – gli impieghi vivi alle imprese sono diminuiti del 4,7 per cento. Continua, pertanto, la riduzione che negli ultimi 12 anni a livello nazionale ha registrato una caduta del 27 per cento, pari a -247 miliardi di euro”.
Viterbo
Per l’Ufficio studi della Cgia questo trend rischia di alimentare indirettamente le infiltrazioni mafiose nell’economia che non riguardano solo il Sud, ma un po’ tutto il paese. Perché? Perché nei momenti di difficoltà economica, le organizzazioni criminali sono le uniche che dispongono della liquidità necessaria per “aiutare” chi ne ha bisogno. In particolar modo nei settori ad alta intensità di contante, come la ristorazione, l’intrattenimento e le sale giochi, oppure in quelli che richiedono il controllo del territorio, ad esempio l’edilizia, ovvero nei comparti meno innovativi che non richiedono competenze specialistiche.
Un’ulteriore conferma viene dall’Europol. Secondo l’agenzia l’80% delle organizzazioni criminali attive in Europa utilizza le imprese nelle loro attività illegali.
“In uno studio realizzato verso la fine del 2021 – spiega l’ufficio studi della Cgia di Mestre – secondo la Banca d’Italia la penetrazione territoriale della Mafia Spa non riguarda solo il Sud; purtroppo, come dicevamo più sopra, presentano un indice di presenza mafiosa7 molto preoccupante anche realtà del Centronord, in modo particolare le province di Roma, Latina, Genova, Imperia e Ravenna. Meno colpite delle precedenti, ma comunque con forti criticità si segnalano, sempre nella ripartizione centrosettentrionale, anche le provincie di Torino, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Varese, Milano, Lodi, Brescia, Savona, La Spezia, Bologna, Ferrara, Rimini, Pistoia, Prato, Firenze, Livorno, Arezzo, Viterbo, Ancona e Macerata. Meno investite da questo triste fenomeno sarebbero, invece, le province del Triveneto (con leggeri segnali in controtendenza a Venezia, Padova, Trento e, in particolar modo, Trieste). Anche la Valle d’Aosta e l’Umbria presentano un livello di rischio molto basso. Nel Mezzogiorno, infine, secondo i ricercatori di via Nazionale gli unici territori verosimilmente meno interessati dalla presenza del fenomeno mafioso sarebbero le province di Matera, Chieti, Campobasso e le realtà sarde di Olbia- Tempio, Sassari e Oristano”.
Daniele Camilli
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